Una Storia Naturale

Le conoscenze sulla fertilità del terreno sono alla base dell’agricoltura.

La fertilità è la capacità di un suolo di sostenere la crescita delle piante da ogni punto di vista.

Semplificando al massimo, la fertilità è l’attitudine del suolo a produrre.

La fertilità del suolo è correlata a diversi fattori: biologici, fisici e chimici. La componente biologica è costituita dagli organismi viventi. La componente fisica è legata alla struttura e alla tessitura del terreno. Infine, in relazione con le componenti biologica e fisica vi è la componente chimica, cioè la presenza delle sostanze nutritive, i sali minerali , il pH e la Capacità di Scambio Cationico (C.S.C.).

Un quarto elemento che caratterizza la fertilità del terreno è la Sostanza Organica.

La sostanza organica del terreno comprende i residui vegetali ed animali in ogni fase di decomposizione, i vari composti organici e l’humus.

Il terreno costituisce le sue riserve di energia ed elementi nutritivi sotto forma di HUMUS.

L’humus è la base della fertilità e della vitalità del terreno agricolo.

Da sempre gli agricoltori hanno utilizzato, per sapere pratico, il letame come fonte di sostanza organica per dare fertilità ai terreni.

Il letame ben maturo è ancora la fonte più nobile per l’apporto di sostanza organica e di microrganismi (componente biologica) nel terreno coltivato.

Si fa un gran parlare di degrado del suolo, del terreno come risorsa non rinnovabile (o rinnovabile in tempi non umani): ma cosa significa nel dettaglio?

L’attualissima problematica relativa alla “stanchezza del terreno” (che fa riferimento ad un degrado di tipo soprattutto biologico) è determinata dalla scarsità di sostanza organica e dalla conseguente mancanza di vitalità: pochi microrganismi significa poca vita. “Pochi” significa sia pochi in numero assoluto che pochi in numero di specie; anche in questo caso la biodiversità e la naturale numerosità farebbero la differenza, ma come?

I microorganismi, AM-PGPR (Arbuscular Mycorrhizal (funghi), Plant Growth Promoting Rhizobacteria), sono fondamentali per assicurare alle

piante una vitalità ottimale, un ambiente sano, pro

dotti salubri; per noi umani, delle produzioni sostenibili sotto tutti i punti di vista:

 

  • Rendono disponibili gli elementi nutritivi (fissano l’azoto, organicano, mineralizzano…);
  • Bonificano i terreni dai composti tossici: naturali (come certi essudati radicali presenti in grosse quantità nei terreni monocoltivati e con ristoppio), oppure di sintesi (introdotti dall’uomo con le pratiche agricole convenzionali);
  • Migliorano la resistenza delle piante agli stress biotici ed abiotici (sono tra i responsabili della resistenza sistemica indotta ISR, perché possono influire sulla variazione dell’espressione genica delle cellule radicali, inducendole a produrre, a seconda delle necessità);
  • Per questioni di competizione a livello di “nicchia ecologica” nel terreno, limitano lo sviluppo di microrganismi patogeni;
  • Mantengono la s.o. a buoni livelli e il rapporto C/N nei valori ottimali (tra 20 e 35).

Essendo la rizosfera un “organismo” più che un “organizzazione”, le radici sono regolate dai microrganismi e allo stesso tempo regolano a loro volta lo sviluppo delle colonie dei microrganismi del terreno.

Lo studio dei meccanismi naturali che regolano l’interazione  terreno-radice-microrganismi è alla base della ricerca del Centro di Competenza Kalos per la messa a punto del brevetto ACTILIFE.

ACTILIFE  Attiva la vita nel terreno

Il brevetto ACTILIFE di K&A, è un potente attivatore dei geni della flora microbiotica nella rizosfera.

Stimola i processi simbiotici di cui abbiamo accennato più sopra, utili all’assorbimento e al trasporto dei nutrienti, allo sviluppo delle radici, e quindi alla crescita della pianta.

ACTILIFE in sostanza, si compone di due parti, una microbiologica ed una bioattivatrice.

La componente microbiologica una volta insediatasi nel terreno si sviluppa, ed inizia ad interagire con gli apparati radicali delle piante. Le prime vengono stimolate dagli ormoni naturali (in particolare acido indolacetico) prodotti dai microorganismi e a cascata ne regolano lo sviluppo. I microorganismi inoltre producono e liberano nella rizosfera altri composti fondamentali per lo sviluppo delle piante nella loro interezza, per esempio enzimi fitosiderofori e composti in grado di mineralizzare il fosforo e renderlo disponibile per l’assorbimento.

La componente bioattivatrice è invece la responsabile dell’attivazione dell’espressione genetica dei microorganismi già presenti nel terreno e della stessa componente microbiologica di ACTILIFE. Da ciò una sorta di abbrivio a tutti i processi “vitali” sopra descritti.

Terreni agricoli: Il suolo, un bene prezioso da non sprecare

Terreni agricoli nel mondo
Terreni agricoli nel mondo

Un terzo dei terreni agricoli del mondo produce beni che non si utilizzano, più nello specifico ben il 28% dei terreni agricoli del mondo produce prodotti che vengono sprecati. Così informa ed avverte l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), che nel 2015 celebra l’Anno Internazionale del Suolo.
“Quali azioni possiamo intraprendere per proteggere i nostri suoli e garantire un futuro sostenibile ed anche  la sicurezza alimentare?” – si domanda questa importanza organizzazione internazionale.
Con una popolazione mondiale in crescita, l’aumento della produzione alimentare, la competenza e consapevolezza verso le risorse della terra e dell’acqua e sull’impatto dei cambiamenti climatici, i suoli sono sottoposti a fortissimi stress. Non utilizzare quasi un terzo degli alimenti prodotti nel mondo significa che le nostre risorse naturali, inclusi i suoli, sono utilizzati in forma indebita, inappropriata, sottolinea la FAO.

La diminuzione della salubrità dei suoli porta ad un aumento dell’uso di molecole di sintesi, per la difesa e per la nutrizione, che, se in eccesso, possono causare inquinamento dei terreni e, in ultima istanza, possono condurre alla perdita della biodiversità dei suoli e delle superfici coltivabili.
Come precisato sopra, si stima che il 28% della terre coltivate producano beni che non vengono utilizzati: durante i processi produttivi si sprecano circa 250.000 metri cubi d’acqua, e l’impronta di carbonio lasciata dagli alimenti prodotti e non consumati è stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di CO2.
Con un 33% di suoli agrari ormai degradati è giunta l’ora di mettere in atto delle soluzioni, conclude la FAO.
Ogni attore, all’interno della catena alimentare, svolge un ruolo importante nella riduzione della quantità di alimenti sprecati, ricorda l’organizzazione delle nazioni Unite. I produttori possono migliorare le tecnologie di raccolta e conservazione per evitare la perdita di alimenti. I  rivenditori di alimenti possono ridurre i prezzi degli ortaggi, apparentemente imperfetti, o donarli, se commestibili, a chi ne ha bisogno. Per ultimo, i responsabili della politica possono migliorare la capacità dei produttori, commercianti e consumatori per frenare lo spreco di alimenti.

Nello stesso tempo, risulta cruciale un cambiamento nei processi di post-raccolta, la revisione delle norme sulle date di scadenza e il lancio di campagne di sensibilizzazione. La riduzione delle discariche, incoraggiando la trasformazione dei residui alimentari idonei in compost e in biogas, è altrettanto fondamentale per migliorare la gestione dei suoli.
Il compostaggio (processo naturale di trasformazione della materia organica con microrganismi in condizioni controllate), di fatto, assume una delle forme più naturali che esistono per apportare validi nutrienti al suolo (azoto, fosforo e potassio) migliorando, nel contempo, la fertilità e aumentando la resistenza dei terreni agli stress come la siccità.

Fonte Agronotizie FAO