K&A VITALUMI® : attiva la vita nel terreno

ACTILIFE, brevetto del quale abbiamo già parlato nel precedente articolo (“Una Storia Naturale”), da vita ad una nuova linea di prodotti per un terreno sano, equilibrato e piante più produttive.

Il capostipite di questa linea è K&A VITALUMI

K&A VITALUMI è il composto umificato in pellet, di esclusiva origine vegetale, che veicola l’attivatore ACTILIFE, integrandone immediatamente nel terreno le due componenti: microbiologica a bioattivatrice.

Com’è fatto?

Si presenta come un pellet, delle dimensioni perfette per essere distribuito con i normali spandiconcime, non si “impacca” ma non fa polvere.

La tecnica produttiva innovativa, con umidità e temperature controllate, permette di stabilizzare la componente ACTILIFE evitando fermentazioni incontrollate e favorendo la vitalità dei microrganismi nonché la stabilità delle altre componenti del brevetto.

La base organica compostata che ospita il preparato, è stata precedentemente sterilizzata per permetterle di ospitare solo i microrganismi utili, e di riuscire quindi ad innescare la vitalità appena il prodotto entra in contatto con il terreno, con un minimo di umidità, i residui colturali e la biomassa già presente al suolo.

Cosa fa?

Nell’insieme da nuova vitalità al terreno, premessa essenziale per creare un ambiente salubre ed ottenere piante sane e produttive.

K&A VITALUMI distribuito nel terreno vitalizza immediatamente l’ambiente della rizosfera: assorbe umidità attivando il complesso ACTILIFE e apporta la sostanza organica utile alla rapida proliferazione dei microrganismi. Il connubio sostanza organica + ACTILIFE, è perfetto per supportare l’attività radicale, ma soprattutto per rinnovare l’ambiente biologicamente funzionale che circonda le radici.

La sostanza organica è il supporto ideale dei microrganismi questi si moltiplicano rapidamente e colonizzano il terreno, poi vengono indirizzati naturalmente e rapidamente dai bioattivatori (sempre presenti in ACTILIFE) ad interagire con l’apparato radicale favorendo molte delle attività microbiologiche funzionali ad un corretto benessere della pianta (sviluppo delle radici, migliore assorbimento dei nutrienti…)

A cosa serve?

L’INNOVAZIONE:

  • Salute del terreno: K&A VITALUMI rende il terreno sano e vitale, questo fa in modo che l’apparato radicale delle piante sia sano e vigoroso e naturalmente in grado di contrastare stress biotici e abiotici. Rinnovare la fertilità del terreno significa anche incrementare il capitale/patrimonio immobiliare dell’azienda.
  • Vitalità di Qualità: la sola presenza di microrganismi nel suolo non è sempre sufficiente a garantire le interazioni biologiche necessarie ad un corretto sviluppo radicale e quindi ad un buon sviluppo della pianta nella sua interezza. C’è bisogno che i microrganismi siano proprio quelli giusti, quelli cioè che incentivano nella rizosfera relazioni biologiche di qualità, indirizzate al raggiungimento degli obiettivi di vitalità che vogliamo per il nostro terreno .

 

GLI EFFETTI “COLLATERALI”: 
  • Sblocco del fosforo: K&A VITALUMI agisce con i suoi microrganismi specializzati rendendo disponibile il fosforo spesso immobilizzato nel terreno a causa del pH elevato, della scarsità di sostanza organica, della condizione di semi asfissia causata dal calpestio e dalle lavorazioni
  • Umificazione residui colturali, liquami e digestati: la condizione normale di liquami e digestati è la estrema carenza di ossigeno nelle fasi di conservazione e distribuzione; questo determina una carenza, o totale assenza, di microrganismi utili per la trasformazione della sostanza organica in humus di qualità. L’apporto di K&A VITALUMI valorizza e capitalizza l’enorme potenziale di questi fertilizzanti

Quando e quanto?

K&A VITALUMI è utilizzabile su tutti i terreni che ospitano o ospiteranno qualsiasi coltura ed è ammesso in tutti i regimi agricoli: convenzionale e biologico, non ha controindicazioni ne limiti di utilizzo.

È un prodotto non inquinante, neutro e sicuro per l’agricoltore, per le piante e per l’ambiente. Non lascia alcun residuo ed è perfettamente miscibile con i concimi e tutti gli altri prodotti genericamente usati nelle coltivazioni.

Particolarmente indicato per le concimazioni di fondo, per arginare problematiche relative alla “stanchezza dei terreni”, per migliorare la sanità e la fertilità dei suoli, per permettere una rapida mineralizzazione della s.o. nei sovesci e migliorare l’umificazione dei digestati.

  • Cereali autunno-vernini e primaverili: 300-500 kg/ha in presemina o in post raccolta
  • Vite: 300-500 kg/ha interrato lungo la fila durante il trapianto, in post raccolta o in primavera per migliorare l’attività radicale
  • Frutticole: 300-500 kg/ha in post raccolta o in primavera
  • Orticole: 800-1000 kg/ha durante la preparazione delle serre e/o in pre trapianto
  • Vivai frutticoli ed ornamentali: 700-800 kg/ha alla preparazione del terreno
  • In serra: 1.000 – 1.500 kg/ha alla preparazione del letto di semina (particolarmente indicato per la sostanza umica di esclusiva origine vegetale e per la totale assenza di microrganismi nocivi)
  • Tappeti erbosi: 1 kg/mq alla preparazione del terreno, 1 sacco per 100 mq 2-3 volte all’anno per il mantenimento
  • Aiuole, arbusti fioriti : 1 kg/mq sotto la chioma o lungo le siepi in primavera e autunno
  • Alberi (impianto): 3 kg/pianta nella buca di trapianto mescolato con un po’ di terreno in primavera o autunno
  • Vasi: 20-30 g (2-3 cucchiai) per vaso
  • Stoppie, digestati, letami, liquami, cover crops, etc.: 200 – 300 kg/ha

Disponibile in confezioni da 25 e da 500 kg.

K&A VITALUMI è un prodotto sostenibile in tutti i sensi.

Una Storia Naturale

Le conoscenze sulla fertilità del terreno sono alla base dell’agricoltura.

La fertilità è la capacità di un suolo di sostenere la crescita delle piante da ogni punto di vista.

Semplificando al massimo, la fertilità è l’attitudine del suolo a produrre.

La fertilità del suolo è correlata a diversi fattori: biologici, fisici e chimici. La componente biologica è costituita dagli organismi viventi. La componente fisica è legata alla struttura e alla tessitura del terreno. Infine, in relazione con le componenti biologica e fisica vi è la componente chimica, cioè la presenza delle sostanze nutritive, i sali minerali , il pH e la Capacità di Scambio Cationico (C.S.C.).

Un quarto elemento che caratterizza la fertilità del terreno è la Sostanza Organica.

La sostanza organica del terreno comprende i residui vegetali ed animali in ogni fase di decomposizione, i vari composti organici e l’humus.

Il terreno costituisce le sue riserve di energia ed elementi nutritivi sotto forma di HUMUS.

L’humus è la base della fertilità e della vitalità del terreno agricolo.

Da sempre gli agricoltori hanno utilizzato, per sapere pratico, il letame come fonte di sostanza organica per dare fertilità ai terreni.

Il letame ben maturo è ancora la fonte più nobile per l’apporto di sostanza organica e di microrganismi (componente biologica) nel terreno coltivato.

Si fa un gran parlare di degrado del suolo, del terreno come risorsa non rinnovabile (o rinnovabile in tempi non umani): ma cosa significa nel dettaglio?

L’attualissima problematica relativa alla “stanchezza del terreno” (che fa riferimento ad un degrado di tipo soprattutto biologico) è determinata dalla scarsità di sostanza organica e dalla conseguente mancanza di vitalità: pochi microrganismi significa poca vita. “Pochi” significa sia pochi in numero assoluto che pochi in numero di specie; anche in questo caso la biodiversità e la naturale numerosità farebbero la differenza, ma come?

I microorganismi, AM-PGPR (Arbuscular Mycorrhizal (funghi), Plant Growth Promoting Rhizobacteria), sono fondamentali per assicurare alle

piante una vitalità ottimale, un ambiente sano, pro

dotti salubri; per noi umani, delle produzioni sostenibili sotto tutti i punti di vista:

 

  • Rendono disponibili gli elementi nutritivi (fissano l’azoto, organicano, mineralizzano…);
  • Bonificano i terreni dai composti tossici: naturali (come certi essudati radicali presenti in grosse quantità nei terreni monocoltivati e con ristoppio), oppure di sintesi (introdotti dall’uomo con le pratiche agricole convenzionali);
  • Migliorano la resistenza delle piante agli stress biotici ed abiotici (sono tra i responsabili della resistenza sistemica indotta ISR, perché possono influire sulla variazione dell’espressione genica delle cellule radicali, inducendole a produrre, a seconda delle necessità);
  • Per questioni di competizione a livello di “nicchia ecologica” nel terreno, limitano lo sviluppo di microrganismi patogeni;
  • Mantengono la s.o. a buoni livelli e il rapporto C/N nei valori ottimali (tra 20 e 35).

Essendo la rizosfera un “organismo” più che un “organizzazione”, le radici sono regolate dai microrganismi e allo stesso tempo regolano a loro volta lo sviluppo delle colonie dei microrganismi del terreno.

Lo studio dei meccanismi naturali che regolano l’interazione  terreno-radice-microrganismi è alla base della ricerca del Centro di Competenza Kalos per la messa a punto del brevetto ACTILIFE.

ACTILIFE  Attiva la vita nel terreno

Il brevetto ACTILIFE di K&A, è un potente attivatore dei geni della flora microbiotica nella rizosfera.

Stimola i processi simbiotici di cui abbiamo accennato più sopra, utili all’assorbimento e al trasporto dei nutrienti, allo sviluppo delle radici, e quindi alla crescita della pianta.

ACTILIFE in sostanza, si compone di due parti, una microbiologica ed una bioattivatrice.

La componente microbiologica una volta insediatasi nel terreno si sviluppa, ed inizia ad interagire con gli apparati radicali delle piante. Le prime vengono stimolate dagli ormoni naturali (in particolare acido indolacetico) prodotti dai microorganismi e a cascata ne regolano lo sviluppo. I microorganismi inoltre producono e liberano nella rizosfera altri composti fondamentali per lo sviluppo delle piante nella loro interezza, per esempio enzimi fitosiderofori e composti in grado di mineralizzare il fosforo e renderlo disponibile per l’assorbimento.

La componente bioattivatrice è invece la responsabile dell’attivazione dell’espressione genetica dei microorganismi già presenti nel terreno e della stessa componente microbiologica di ACTILIFE. Da ciò una sorta di abbrivio a tutti i processi “vitali” sopra descritti.

K&A EVIDENCE: un’efficace strategia di difesa contro tutte le forme di Oidio

Le ultime due annate, 2014 e 2015, si sono caratterizzate per una climatologia complicata che ha messo a dura prova la coltivazione di molte colture da reddito del nostro paese. Non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, si sono verificati diversi eventi estremi riconducibili sempre più al “Global Warming Effect”.

Parlando di  viticoltura sappiamo che in molte regioni Italiane l’effetto del clima ha complicato la conduzione agronomica e in fattispecie la fitoiatria.  Ricordiamo per un attimo il 2014 con tanta piovosità e poca luminosità soprattutto estiva  e pensiamo al 2015 con le temperature estreme di giugno, luglio e agosto e la scarsa piovosità di tutto il periodo. Oltretutto, il  fine ciclo si è svolto in condizioni di totale assenza di precipitazioni e temperature alte fino a dicembre.

Osservando il breve periodo, l’inverno 2015-2016 si è fin’ora caratterizzato per temperature con valori  ben al di sopra delle medie storiche, pochissimi giorni di gelo,  massime spesso oltre i dieci gradi centigradi e scarsa piovosità. Queste caratteristiche climatiche facilmente determineranno un riposo vegetativo della vite squilibrato  e una probabile insoddisfacente disattivazione “invernale” di molti organismi dannosi che attaccano il vigneto nel periodo vegeto produttivo.

K&A EVIDENCE è il nuovo elicitore che K&A ha sviluppato per rafforzare le difese naturali delle piante nei confronti dell’oidio. Le applicazioni effettuate nei vigneti, hanno rivelato che K&A EVIDENCE funziona in maniera “evidente” soprattutto in condizioni di anticipo della malattia. L’esperienza di campo è stata determinante per apprezzare come il prodotto possa eradicare il micelio,  sia negli stadi iniziali dello suo sviluppo, quando il sintomo non è facilmente visibile, sia in presenza di infezioni conclamate.  La  prevenzione delle infezioni e dei focolai è  comunque alla base di un corretto posizionamento tecnico di K&A EVIDENCE.

Nel 2014, quando la primavera si è svolta in condizioni di temperature fresche e sbalzi temici ricorrenti, le prime avvisaglie (la forma visibile sporulante) in molti casi si è notata dopo la fioritura, oltre  la metà di giugno. Le applicazioni di K&A EVIDENCE sono iniziate in concomitanza  con la fase fenologica di maggior rischio, cioè l’ allegagione,  inserendo il prodotto  in strategie integrate. L’oidio ha espresso una importante virulenza per un periodo abbastanza lungo, favorito da temperature ottimali, vegetazione ricca di acqua e ventilazione continua. I trattamenti effettuati dalla sfioritura in poi hanno contenuto la malattia evitando sovrapposizioni di infezioni e propagazioni dei focolai nei vigneti. Le aziende hanno  effettuato almeno 4-5 trattamenti con K&A EVIDENCE,  integrati ad agrofarmaci o in alternanza con questi,  ottenendo un ottimo controllo del fungo.

Spostandoci poi nel 2015 le aziende hanno effettuato una o due applicazioni precoci di K&A EVIDENCE nelle fasi fenologiche di germogliamento-grappoli visibili. Come ben sappiamo gran parte della gravità dell’infezione oidica dipende dalla quantità di inoculo svernante. Con questi trattamenti iniziali i viticoltori hanno abbassato notevolmente la carica di micelio presente sotto perula delle gemme, ma il grande successo di K&A EVIDENCE nel 2015 si è notato nel controllo  delle successive infezioni. La primavera mite, poco piovosa e il maggio caldo anche di notte, hanno favorito l’insorgenza precoce delle infezioni primarie derivanti dalla germinazione dei corpi fruttiferi. K&A EVIDENCE è stato posizionato già prima della fioritura anticipando la propagazione e la completa maturazione delle ascopore. Le condizioni climatiche di giugno e luglio sono state di alta pressione per il fungo, ma con i trattamenti successivi il controllo dell’oidio è stato totale.

K&A EVIDENCE è l’elicitore  perfetto per attuare una moderna strategia di  lotta integrata, contro tutte le forme di oidio.  

K&A EVIDENCE posizionamento tecnico:

  • Uno o due trattamenti alla dose di 5 g/ l, con un dosaggio minimo per ettaro di 2 kg, nelle fasi fenologiche di rottura gemme- grappoli visibili.
  • Da pre fioriutura-fioritura, alla dose di 5 g/ l, con un dosaggio minimo per ettaro di 2 kg, ogni 7-10 giorni.

 

LUGLIO 2015

TRATTATO CON K&A EVIDENCE
TRATTATO CON K&A EVIDENCE
TRATTATO CON ZOLFO
TRATTATO CON ZOLFO

Andrea Manetti, TAM Kalòs Toscana, Umbria e Marche

Efficace e Visibile: K&A EVIDENCE

La richiesta da parte del mercato di prodotti a basso impatto, rispettosi della salute umana e dell’ambiente e caratterizzati da una residualità tendente a zero, sta orientando sempre di più la ricerca scientifica ad approfondire lo studio del sistema immunitario vegetale, ma soprattutto di quelle sostanze “naturali” che siano in grado di attivarlo.

Da sempre le piante sono esposte all’attacco di un vasto numero di microrganismi, ma solo pochi di essi riescono in definitiva ed eludere un efficiente sistema di sorveglianza basale, costituito dalle barriere “innate” dell’ospite, in grado di limitare la penetrazione attiva o passiva dei patogeni. Meccanismi di difesa che prevedono l’ispessimento dei tessuti cuticolari o il rilascio di sostanze antimicrobiche che seguono il principio del “prevenire è meglio che curare”, ma che non sempre viene attivato in tempo.

Resistenza

Ecco perché, soprattutto nel caso in cui ospite e patogeno non abbiano avuto la possibilità di adattarsi ed evolvere nello stesso ambiente naturale, nella maggior parte delle piante coltivate la malattia si instaura: il nemico ha semplicemente gli strumenti giusti per sabotare le sentinelle immunitarie!

 

Gli induttori di difesa non sono altro che sostanze in grado di pre-attivare il sistema immunitario vegetale, garantendo una reazione tempestiva della pianta nel momento in cui l’interazione con il patogeno si verifica realmente. Queste sostanze possono essere di natura vegetale (estratti di alghe o di piante) oppure di derivazione microbica (estratti batterici o fungini).

 

Con una solida base scientifica e i numerosi successi ottenuti in campo, K&A EVIDENCE è un fortificante delle difese unico nella sua categoria, in grado di contenere efficacemente gli attacchi di Oidio agendo su due fronti: un’azione diretta sul micelio fungino e un’azione indiretta, mediante l’attivazione di reazioni immunitarie localizzate e sistemiche (SAR).

 

K&A EVIDENCE è infatti un lisato batterico, ottenuto mediante fermentazioni controllate in laboratorio; questo garantisce che negli estratti siano presenti alcune proteine (iturine, fengicine, surfactine) in grado di ostacolare attivamente lo sviluppo delle ife fungine. I prodotti di degradazione del micelio sono invece dei potenti induttori immunitari per le cellule vegetali che circondano il punto di penetrazione patogeno.

 

La sua natura consente di poterlo inserire nei programmi di difesa biologica o integrata, sia a livello preventivo, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo del fungo  quando le ife sono presenti, sebbene invisibili; sia in presenza della malattia, su foglie o frutti. La formulazione polverulenta garantisce una solubilità immediata e un ampia miscibilità, con zolfo o con altri prodotti fitosanitari, non trattandosi di microrganismi attivi, ma di proteine microbiche attivate.

 

K&A EVIDENCE si è dimostrato efficace nel contenere l’oidio nei diversi comparti agricoli, sia nel caso di colture orticole (zucchino, fragola, peperone), che frutticole (melo, vite…). Una soluzione trasversale che integrata alla difesa “tradizionale” consente di contenere la malattia, senza che il suo utilizzo possa determinare l’insorgenza di eventuali ceppi resistenti.

 

evidence sacco

Insomma, una soluzione innovativa che sfrutta dei meccanismi di difesa ancestrali.

 

A cura della Dr.ssa Karen Casagrande, responsabile tecnico Kalòs Treviso, Belluno e Venezia.

 

Ma come si assorbe il Fosforo? Le dinamiche delle piante e del terreno

L’approvigionamento di fosforo è un grande problema per le piante. I motivi principali sono essenzialmente due:
1) Trovare il fosforo: la concentrazione di fosforo nel terreno è molto bassa, mentre quella nelle cellule è relativamente alta. Nella migliore delle ipotesi, il rapporto tra la concentrazione di fosforo nelle cellule e quella del terreno è nell’ordine di 1.000:1 ma facilmente può superare 100.000:1. Per “trovare” le quantità di fosforo necessario al loro sviluppo, le piante hanno messo in atto dei meccanismi che variano da specie a specie, e da ecotipo a ecotipo, anche in base al luogo di origine:
a. Modificazione dell’archittetura dell’apparato radicale. Questo meccanismo si verifica in condizioni di carenza, anche momentanea, di fosforo disponibile.Tale meccanismo consente di esplorare un maggior volume di terreno alla ricerca di fosforo.
b. Alleanza simbiotica con alcuni funghi del terreno come le micorrize. Anche questo meccanismo è presente in quasi tutte le piante ma è particolarmente importante nelle specie legnose pluriennali. Rispetto al precedente, infatti, questo meccanismo è più lento, anche se più efficace. Con le sue diramazioni ifali, le micorrize esplorano una superficie ed un volume di terreno decisamente maggiore di quello che la pianta può raggiungere da sola anche modificando l’architetura del suo apparato radicale.
c. Acidificazione del substrato per aumentare la solubità dei minerali di fosforo presenti nel terreno. Anche questo meccanismo è presente in quasi tutte le piante ed è importante non solo rispetto al fosforo, ma anche verso altri nutrienti del terreno
d. Emissione nel suolo di zuccheri e altri nutrienti per facilitare lo sviluppo della microflora/fauna del terreno e favorire la loro azione di mineralizzazione del fosforo organico presente.

Dinamica del fosforo nel terreno
Dinamica del fosforo nel terreno. Schachtman et al., (1998) – Plant Physiol.; 116:447-453

2) Assorbire il fosforo: le piante devono spendere molta energia per superare il gradiente di concentrazione e il potenziale negativo della membrana cellulare. L’inibizione dei processi metabolici nelle piante (es. stress biotici e abiotici), che causano una forte riduzione della produzione di energia nelle cellule, causano una drastica riduzione dell’assorbimento del fosforo, anche quando questi è disponibile nel terreno.

Tutti questi meccanismi implicano un dispendio energetico che si aggira intorno al 25% dell’energia prodotta dalla pianta attraverso la fotosintesi.

Ad oggi non è chiaro se la messa in atto di un determinato meccanismo, tra quelli sopra descritti, sia dovuto alla scarsa presenza di fosforo nel terreno oppure all’ aumentato fabbisogno della pianta. Nel primo caso, è l’apice del pelo radicale, che non trovando fosforo, emette dei segnali attivando i geni preposti ai meccanismi di assorbimento; nel secondo, è l’apice vegetativo dei germogli che, necessitando di fosforo, comunica ad altri geni questa sua necessità.
È probabile che i due organi agiscano in sincrono anche perché esiste un continuo interscambio di fosforo tra l’apice vegetativo e la radice. In caso di fabbisogno di fosforo, infatti, l’apice vegetativo lo richiama dalle radici e dalle foglie più vecchie; la stessa cosa fa l’apice radicale richiamando il fosforo dall’apparato fotosintetizzante.
L’insieme di queste interazioni comporta anche delle variazioni a livello ormonale nelle cellule di tutta la pianta.

Articolo redatto dal Dr. Ferruccio Bergamasco, ufficio tecnico Kalos
Per maggiori informazioni: info@kalosgate.com

Nel prossimo post: le modificazioni dell’archittetura radicale.

Key words:
Ecotipo: popolazione di piante associata ad un preciso territorio
Simbiosi micorrizica: trattasi di una simbiosi mutualistica tra le piante e alcuni funghi del terreno. I funghi micorriziali più conosciuti sono i tartufi, i porcini e gli ovuli. Nella simbiosi mutualistica che s’instaura tra la pianta e il fungo, tutti e due i partner ottengono un vantaggio diretto.
Microflora/microfauna: l’insieme dei microorganismi vegetali e animali che vivono nel terreno.
P-uptake: assorbire il fosforo
Architettura radicale: la disposizione, forma e configurazione, dell’apparato radicale.

Focus sul Fosforo, l’analisi del terreno

Per quantità, il fosforo è all’undicesimo posto tra gli elementi costituenti la crosta terrestre dopo O, Si, Al, Fe, Ca, Na, Mg, K, Ti e H; in totale questi 11 elementi costituiscono il 99,75% della crosta stessa.
Tenendo conto che l’ossigeno ed il silicio da soli coprono il 74 – 75% in peso della litosfera, il fosforo ne costituisce circa lo 0,11%.
Nei suoli agricoli, il fosforo si trova in diverse forme che possono essere raggruppate in organiche (fosforo organico) ed inorganiche (fosforo minerale).

Dinamica del fosforo nell’insieme terreno/rizosfera-pianta; (Shen et al., 2011; Plant Physiol.; 156:997-1005)
Dinamica del fosforo nell’insieme terreno/rizosfera-pianta; (Shen et al., 2011; Plant Physiol.; 156:997-1005)

Fosforo inorganico:
Può variare tra il 35% ed il 70% del fosforo totale.
Le fonti primarie di fosforo inorganico sono costituite da minerali cristallini quali:
•    L’apatite (Ca5(PO)3-X in cui X può essere Cl, F o OH). Si trova soprattutto nelle rocce di origine vulcanica.
•    La strengite (FePO4·2 H2O) o fosfato di Fe idrato. Si è formata in zone ricche di fosforo (fosforiti o guano) a seguito di condizioni fortemente ossidative ed in ambiente acido.
•    La varescite (AlPO4·2 H2O) o fosfato di Al idrato.Formatasi in zone ricche di alluminio.
Da questi minerali molto stabili il rilascio di fosforo avviene lentamente e per opera degli agenti atmosferici.
In più, all’aumentare del pH del terreno (almeno fino a pH 8) aumenta la solubilità dei fosfati di Ferro e di Alluminio, ma diminuisce quella del fosfato di Calcio.
Nei terreni acidi invece, il fosforo è adsorbito principalmente dagli ossidi di Fe ed Al e dagli idrossidi; inoltre può formare vari complessi con i colloidi minerali (argille) che possiedono una larga superficie adsorbente.
Nei terreni neutri e calcarei, il fosforo può precipitare con il Ca formando il fosfato di calcio bibasico che è disponibile per le piante, ma se il pH è maggiore di 7, si trasforma rapidamente in idrossiapatite che rappresenta invece una forma indisponibile. Oltre il 50% del fosforo presente nei terreni agricoli calcarei è costituito da idrossiapatite. Poiché la solubilità dell’idrossiapatite aumenta al diminuire del pH, l’acidificazione della rizosfera operata dalle piante è un’efficace strategia per mobilizzare il fosforo nei terreni calcarei.

Tutte le forme di fosforo inorganico si trovano nel terreno in un complesso stato di equilibrio che passando da forme molto stabili, completamente indisponibili per le piante, ed attraverso forme debolmente disponibili, giunge infine all’insieme delle fonti disponibili costituita dal fosforo attivo e dal fosforo in soluzione.

Fosforo organico:
Si trova per lo più in forme stabili come l’inositolo-fosfato e i fosfonati, ed in forme attive come diesteri ortofosforici, monoesteri ortofosforici e polifosfati organici. Le forme attive di fosforo organico per poter essere utilizzate dalle piante devono essere mineralizzate, e questo avviene ad opera dei microrganismi del terreno e dalle fosfatasi rilasciate dalle radici delle piante. Questi processi sono fortemente influenzati dalle proprietà chimico-fisiche del terreno, dall’umidità, dalla temperatura, dal pH e dal potere di ossido/riduzionedel suolo.
Per tutti questi motivi appare chiaro come determinare la disponibilità di fosforo nel terreno sia un’operazione molto complessa, poiché è fortemente associata alle dinamiche ed alle trasformazioni di questo elemento nelle sue diverse forme, ed all’ambiente pedoclimatico e microbiologico in cui il tutto avviene.

Per riassumere, possiamo dire che il fosforo presente nel terreno può essere raggruppato in:
1)    Fosforo in soluzione
Costituisce una frazione molto piccola del totale (nell’ordine di centesimi di μgr /litro). Il principale componente nei soluti è la forma ortofosforica, l’unica che le piante possono assorbire ed utilizzare. Lo ione fosforico può trovarsi in tre forme: PO43-, HPO42- e H2PO4- tra loro in equilibrio in funzione del pH (l’equilibrio si sposta verso la forma trivalente con pH<6 e verso la monovalente con pH>7). Le piante assorbono quasi esclusivamente la forma bivalente (pH ottimale 6.5).
E’ stato calcolato che durante tutta una stagione vegetativa, il fosforo si può spostare nel terreno per raggiungere le radici al massimo di 1 cm, questo mette in evidenza come una pianta in crescita sia capace di privare molto rapidamente la soluzione circolante di fosforo se questo non viene continuamente rimpiazzato.
2)    Fosforo attivo
Può variare da parecchi a qualche centinaio di kg/ha, è composto da sali fosfatici inorganici attaccati alle particelle del terreno, sali leggermente solubili di Ca, Al, Mg, K e Na, e da composti fosfato-organici facilmente mineralizzabili. Le forme attive del fosforo si trovano in fase solida ma possono, con relativa facilità, rilasciare ioni fosforici nel terreno. Quando le piante assorbono il fosforo, la concentrazione di ioni fosforici nella soluzione decresce ed alcune forme attive sono in grado di rilasciarne dell’altro.
L’insieme delle forme attive è dunque la principale fonte di fosforo disponibile per le piante e la capacità di rimpiazzare il fosforo assorbito rappresenta una delle principali caratteristiche della fertilità intrinseca di un terreno.
3)    Fosforo fissato
E’ costituito da forme minerali insolubili e da composti organici resistenti alla mineralizzazione da parte dei microrganismi del terreno. Questo gruppo di fosfati ha un basso impatto sulla fertilità di un suolo perché può rimanere immobile nel terreno per molti anni senza diventare disponibile per le piante. Una conversione in forme attive può avvenire ad opera degli agenti atmosferici ma è molto lenta.

Articolo redatto dal Dr Ferruccio Bergamasco, ufficio tecnico Kalòs
Per maggiori informazioni: info@kalosgate.com

Key words:
adsorbire = assorbire superficialmente; l’adsorbimento rappresenta un legame superficiale tra due sostanze che rimangono a se stanti; differisce dall’assorbimento o absorbimento in cui la sostanza assorbita diventa parte integrante della sostanza assorbente. In parole povere, l’adsorbimento è solo fisico, l’absorbimento è anche chimico.
fosforo inorganico = fosforo di origine minerale
fosforo organico = fosforo legato a composti organici (zuccheri, alcoli, proteine, grassi)
pH = è la misura dell’acidità o dell’alcalinità di un sostanza o di una soluzione. La sostanza si dice neutra se  il pH è 7, acida se minore ed alcalina quand’è maggiore. L’indice varia da 0 a 14

Nel prossimo articolo: “L’assorbimento del fosforo”

Mondo Merlot in Trentino, un vino da podio

Mondo Merlot 2014
Mondo Merlot 2014

Dal 24 al 26 Ottobre si svolgerà la 14° edizione di Mondo Merlot ad Aldeno (TN) in Trentino: l’evento è il punto di riferimento in Italia per chi produce questo vino e si occupa di questo vitigno a bacca rossa.

E sono già stati pubblicati i vincitori del 12° Concorso Nazionale Merlot d’Italia:
Categoria DOC/DOCG – annate 2013/2012
1. Azienda CAVIT – Trento (TN) – Trentino DOC Merlot “Bottega Vinai” 2012
2° Azienda Agricola La Cura – Massa Marittima (GR) – Maremma Toscana DOC Merlot 2012
3° Cantina Sociale Mori – Colli Zugna – Mori (TN) – Trentino DOC Merlot “Vini del Gelso” 2012
Categoria DOC/DOCG – annate precedenti
1. Cantina Aldeno – Aldeno (TN) – Trentino DOC Merlot “Riserva” 2010 – MIGLIOR MERLOT TRENTINO
2° Gualdo del Re – Suvereto (LI) – Val di Cornia Suvereto DOC Merlot “I’Rennero” 2010
3° San Simone di Brisotto – Porcia (PN) – Friuli Grave DOC Merlot Riserva “Evante” 2011
Categoria – IGT – annate 2013/2012
1. Azienda Cescon Italo Storia e Vini – Roncadelle di Ormelle (TV) – Veneto IGT Merlot “Chieto” 2012 – MIGLIOR MERLOT NAZIONALE
2° Azienda Agricola Nardin Walter – Roncadelle di Ormelle (TV) – Delle Venezie IGT Merlot “Rosso del Nane – La Zerbaia” 2012
3° Tenuta Maddalena -Volta Mantovana (MN) – Alto Mincio IGT Merlot “Monte Cervo” 2012
Categoria IGT – annate precedenti
1. Rocca di Castagnoli – Gaiole in Chianti (SI) – Toscana IGT Merlot “Le Pratola” 2009
2° Tenuta La Parrina – Albinia di Orbetello (GR) – Maremma Toscana IGT Merlot “Radaia” 2007
3° Tenuta Vicchiomaggio – Greve in Chianti (FI) – Toscana IGT Merlot “Castello Vicchiomaggio FSM” 2011

Il Merlot è il secondo vino al mondo dopo il Cabernet Sauvignon, per ampiezza di ettari vitati, stando a quanto afferma una ricerca internazionale condotta dalla Grape and Wine Research Development Corporation su dati relativi al 2010. In Italia è quarto per numero di ettari ed è molto diffuso lungo tutta la Penisola, dal Nord Est alla Sicilia.

Come emerge da una ricerca dell’Istituto di coltivazioni arboree dell’Università degli studi di Milano: “Il Merlot per poter esprimere il suo potenziale qualitativo, esige più di altre varietà una maggiore attenzione alle caratteristiche del suolo. I vini di equilibrio e carattere sono prodotti, in Francia come in Italia, su terreni argillosi che 1) permettano un buon rapporto tra produzione e area fogliare, riducendo l’allegagione da un lato e il vigore vegetativo dall’altro; 2) favoriscano le dimensioni ridotte delle bacche per il basso numero di vinaccioli, in modo da migliorare il rapporto tra superficie della bacca e il suo volume; 3) rallentino nei climi più caldi la naturale tendenza alla precocità di maturazione e 4) riducano i rischi della siccità alla quale il vitigno è particolarmente sensibile.”

Si tratta, in sostanza, di un vitigno dalle grandi potenzialità, che va gestito molto bene soprattutto dal punto di vista agronomico; il terroir infatti è una delle componenti fondamentali perché si esprima al meglio, così come lo è lo sviluppo sano ed equilibrato dei grappoli. In particolare, i prodotti e le tecniche che ottimizzano la gestione della nutrizione e potenziano le difese naturali della vite, portano benefici anche dal punto di vista metabolico generale; aumentando ad esempio, la concentrazione dei composti fenolici nelle bacche e nei vinaccioli che conferiscono un sapore più intenso e complesso al vino.

A Mondo Merlot saranno in mostra Merlot nazionali, top Merlot come il Masseto, internazionali e bordolesi trentini. La Mostra dei Merlot d’Italia al Teatro di Aldeno si terrà nelle giornate di venerdì 24 (19.00-22.30), sabato 25 (15-22.30) e domenica 26 ottobre (10.30-20.00) sarà preceduta dal12° concorso nazionale Merlot d’Italia, che si svolgerà due settimane prima e che proclamerà i migliori Merlot italiani nelle varie categorie. Qui il programma completo dell’evento: www.mondomerlot.it

Noi di Kalos saremo presenti alla manifestazione in veste di sponsor, per dare il nostro supporto tecnico alla viticoltura italiana nell’ambito della ricerca di prodotti nuovi e nell’applicazione di tecniche innovative, per la nutrizione e la fortificazione delle difese naturali della vite e delle piante.
Per maggiori informazioni: Kalòs tel. +39 0432 909926 – info@kalosgate.com

Kalos sponsor di Mondo Merlot 2014
Kalos sponsor di Mondo Merlot 2014

 

Kalòs per la ricerca ed innovazione in agricoltura, facciamo il punto

Mappa delle attività di ricerca di Kalòs
Mappa delle attività di ricerca di Kalòs

Anche quest’anno Kalòs Agricoltura ha “messo in campo” numerosi lavori di ricerca, studio e sperimentazione sia di affermati che nuovi prodotti. Le prove riguardano sia l’attivazione dei sistemi endogeni di difesa che la nutrizione delle piante, valutando i risvolti che possono avere sulla qualità commerciale, organolettica, gustativa e sulla salubrità delle produzioni.

Il lavoro più corposo concerne l’attivazione delle difese endogene, nel quale hanno collaborato con noi diversi enti pubblici quali Università e Centri di Ricerca. Facciamo sul punto sulle ricerche attualmente in atto (e non sono poche!) e sugli enti con i quali portiamo avanti importanti tasselli per l’innovazione in agricoltura.

Università di Firenze:
•    Terzo anno di prove per la difesa del vigneto rispetto alle principali crittogame, in particolare oidio, peronospora e black-rot. Oltre ai prodotti già sperimentati durante le precedenti annate: FRONTIERE, OOMISINE e COPTREL, quest’anno è stato introdotto un nuovo preparato funzionale all’attivazione della resistenza specifica nei confronti dell’oidio. I risultati ottenuti hanno portato alla stesura di una tesi di laurea.
•    Continuano per il secondo anno, in collaborazione con il CNR di Bologna, i lavori su mal dell’esca con l’impiego di FRONTIERE e COPTREL. I primi risultati sono molto confortanti.

Università di Udine:
•    Con il supporto del Consorzio di Tutela dei Colli Orientali del Friuli e Ramandolo, continua, per il terzo anno, la sperimentazione su vite nei confronti di peronospora, oidio e botrite con FRONTIERE, OOMISINE, COPTREL, BOTRISINE e SIL-KA.Sono già state discusse due tesi di laurea.
•    In collaborazione con l’Ente Regionale per lo Sviluppo Agricolo (ERSA) ed il Servizio Fitosanitario del Veneto, da due anni si opera per contrastare la batteriosi o PSA del Kiwi. In questo caso i prodotti utilizzati sono COPTREL, BACTERSINE e FRONTIERE. Benché la soluzione al problema sia ancora lontana, i risultati ottenuti sono incoraggianti. Si lavora in particolare sul miglioramento della tempistica di intervento.

Università di Torino:
•    Attraverso la società Agrinnova, abbiamo iniziato quest’anno un lavoro per il contenimento dei funghi tellurici, in particolare la fusariosi. In questa occasione è stato testato un prodotto nuovo in combinazione con FRONTIERE. I risultati provvisori indicano un’efficacia simile a quella degli agrofarmaci di sintesi.
•    Programmata una ricerca sulla botrite della lattuga che inizierà quest’ autunno; saranno testati BOTRISINE, FRONTIERE e SIL-KA.

Tra gli organismi non universitari, si segnalano alcuni lavori molto interessanti.
Presso l’Agenzia per la Sperimentazione Tecnologica e la Ricerca Agroambientale (ASTRA) di Faenza (RA) stiamo portando avanti, per il secondo anno, 2  prove su vite.
La prima ha lo scopo testare l’efficacia dei nostri preparati per l’induzione di resistenza (OOMISINE, FRONTIERE e BOTRISINE) nei confronti di peronospora, oidio e botrite; l’altra, inserendosi all’interno di una strategia che prevede anche l’utilizzo di prodotti di sintesi, vuole verificare la possibilità di contenere i residui di p.a. chimici sul prodotto finito (uva e mosto) attraverso l’utilizzo dei nostri induttori di resistenza nella parte finale della stagione.
In una fase successiva verranno effettuate delle  prove di microvinificazione, per sperimentare l’influsso che l’utilizzo degli induttori ha sul processo di fermentazione, con o senza l’aggiunta di solfiti e di lieviti selezionati.
Lo scopo, in quest’ultimo caso, è quello di esaltare le caratteristiche del territorio e dei suoi lieviti naturali e la possibilità di vinificare nel modo più naturale possibile come risposta ad una crescente richiesta del mercato per i vini naturali.

Il Centro per l’Educazione, la Cooperazione e l’Assistenza Tecnica (CECAT) di Castelfranco Veneto (TV) collabora con noi per il terzo anno consecutivo, per la messa appunto di tecniche di difesa su vite a basso input o senza l’uso di prodotti chimici utilizzando OOMISINE, FRONTIERE e COPTREL. Quest’anno sono stati inseriti anche prodotti per la difesa dalla Botrite: SIL-KA e BOTRISINE. Il CECAT sta svolgendo anche una prova per il miglioramento della produzione e della qualità di grano attraverso l’utilizzo di  GRAMITREL, FRONTIERE e LAST N.

L’Istituto Tecnico Agrario Trentin di Lonigo (VI) da due anni è impegnato con prove a basso impatto ambientale per la difesa della vite con OOMISINE, FRONTIERE, BOTRISINE e SIL-KA inseriti all’interno di una strategia che prevede l’utilizzo di bassi dosaggi di rame e zolfo.
Con il Centro di saggio per  la Viticoltura ed Enologia (Vit.En) di Colosso (AT) siamo al secondo anno di prove per il contrasto alla diffusione del fitoplasma agente della flavescenza dorata della vite attraverso l’uso di FRONTIERE.
Il Centro Ricerche Produzioni Vegetali (CRPV) di Bologna da due anni sta eseguendo ricerche per il controllo della peronospora su pomodoro allevato in regime biologico con OOMISINE e COPTREL e della didimella del melone con FRONTIERE.

In tutto il territorio italiano molte aziende di prestigio internazionale, hanno adottato sistemi di difesa a basso input di prodotti di sintesio a base di rame e zolfo, integrando efficacemente alle loro strategie COPTREL 500, OOMISINE e FRONTIERE, SIL-KA e BOTRISINE.
Nell’intento di ridurre i quantitativi di prodotti chimici nelle proprie uve, anche alcune cantine sociali e private come le Cantine di Valpolicella-Negrar e di Valpantena (VR) e la Cantina di Mezzacorona in Trentino, stanno portando avanti tecniche che prevedono una parziale o totale sostituzione degli agrofarmaci con FRONTIERE ed OOMISINE.

Ma non di sola vite vive l’uomo; infatti a Vercelli alcune aziende stanno provando un nuovo prodotto per il controllo del brusone del riso. Altre prove riguardano la marsonina dei Pioppi.
Campi dimostrativi e campi prova per l’ingrossamento delle drupacee e delle pomacee sono in corso a Ferrara, Bologna e Cuneo, con l’utilizzo di DECIDE, ENERGENE inseriti all’interno di programmi nutrizionali pensati ad hoc.
Dobbiamo anche segnalare prove relative al controllo dei Nematodi su varie colture con l’utilizzo di NEMASINE e NEMATEC.

Per maggiori informazioni circa i risultati raggiunti e gli obiettivi futuri, potete contattarci via mail:
info@kalosgate.com
info@agrochimicasnc.it

L’allegagione e l’equilibrio vegeto-produttivo, la chiave del successo

Prove sul campo con Decide
Prove sul campo con Decide

L’ allegagione è un momento delicato per tutte le colture. In questa fase fenologica le piante “decidono” la produzione. E’ fuor di dubbio che, per le piante legnose, la programmazione delle gemme è già stata fatta l’anno precedente, e che le colture annuali programmano ben prima di ora il numero di fiori, e quindi la potenzialità produttiva. Tuttavia è parimenti noto che proprio in questa fase le piante scelgono quanti frutti (bacche, acini, semi, etc) possono o riescono a portare a maturazione, rispetto a quanto precedentemente programmato.

Esiste un momento nel quale i due “sink” fondamentali di ogni pianta, e cioè l’apice vegetativo e quello produttivo (il frutto), competono per l’approvvigionamento delle sostanze prodotte dal “sistema pianta” attraverso quelle che si dicono “source” (sorgenti), e cioè foglie che fanno la fotosintesi e radici che assorbono. Nella fase di allegazione, quando vi è l’inizio dell’accrescimento dei frutti, è fondamentale intervenire per favorire il corretto equilibrio vegeto-produttivo, in modo da convogliare le sostanze accumulate dalla pianta verso i frutti, anziché verso legno e foglie.

Dati delle prove sul campo
Dati delle prove sul campo

Il Centro di Competenza Kalòs e Agrochimica hanno condotto presso aziende private e centri di saggio dislocati su tutto il territorio nazionale, numerose prove per testare l’efficacia e la migliore modalità di utilizzo di K&A Decide, capace di svolgere un’azione di contenimento della spinta vegetativa a favore di quella produttiva.
Una tra tutte è la prova condotta dal centro di saggio Innovaricerca di Ferrara: in questo caso il prodotto è stato utilizzato nella dose di 2,5l/ha su pero Abate CV Farold®, per un totale di 3 interventi. K&A Decide si è dimostrato efficace nel controllo della vegetazione con un effetto protrattosi sino alla raccolta: nel rilievo eseguito 3 mesi dopo l’ultimo trattamento si notava, infatti, una differenza del 16% nella lunghezza dei getti trattati rispetto a quelli non trattati.

Lo stesso prodotto è stato utilizzato con successo anche su melo e vite alla dose di 2-3 l/ha, specialmente in miscela con prodotti a base di potassio (Agripotash) o calcio (Caltrac).
Su actinidia il dosaggio ottimale perconvogliare le energie della pianta verso la moltiplicazione cellulare, è di 1,5-2 l/ha distribuiti in post fioritura per 2-3 volte.

Per maggiori informazioni  potete contattare il nostro ufficio tecnico allo 0432 909926 oppure via mail a info@kalosgate.com oppure visitare i siti web www.kalosgate.com e www.agrochimicasnc.it

(K&ADecide® è un marchio registrato di Kalos e Agrochimicasnc)