Ma come si assorbe il Fosforo? Le dinamiche delle piante e del terreno

L’approvigionamento di fosforo è un grande problema per le piante. I motivi principali sono essenzialmente due:
1) Trovare il fosforo: la concentrazione di fosforo nel terreno è molto bassa, mentre quella nelle cellule è relativamente alta. Nella migliore delle ipotesi, il rapporto tra la concentrazione di fosforo nelle cellule e quella del terreno è nell’ordine di 1.000:1 ma facilmente può superare 100.000:1. Per “trovare” le quantità di fosforo necessario al loro sviluppo, le piante hanno messo in atto dei meccanismi che variano da specie a specie, e da ecotipo a ecotipo, anche in base al luogo di origine:
a. Modificazione dell’archittetura dell’apparato radicale. Questo meccanismo si verifica in condizioni di carenza, anche momentanea, di fosforo disponibile.Tale meccanismo consente di esplorare un maggior volume di terreno alla ricerca di fosforo.
b. Alleanza simbiotica con alcuni funghi del terreno come le micorrize. Anche questo meccanismo è presente in quasi tutte le piante ma è particolarmente importante nelle specie legnose pluriennali. Rispetto al precedente, infatti, questo meccanismo è più lento, anche se più efficace. Con le sue diramazioni ifali, le micorrize esplorano una superficie ed un volume di terreno decisamente maggiore di quello che la pianta può raggiungere da sola anche modificando l’architetura del suo apparato radicale.
c. Acidificazione del substrato per aumentare la solubità dei minerali di fosforo presenti nel terreno. Anche questo meccanismo è presente in quasi tutte le piante ed è importante non solo rispetto al fosforo, ma anche verso altri nutrienti del terreno
d. Emissione nel suolo di zuccheri e altri nutrienti per facilitare lo sviluppo della microflora/fauna del terreno e favorire la loro azione di mineralizzazione del fosforo organico presente.

Dinamica del fosforo nel terreno
Dinamica del fosforo nel terreno. Schachtman et al., (1998) – Plant Physiol.; 116:447-453

2) Assorbire il fosforo: le piante devono spendere molta energia per superare il gradiente di concentrazione e il potenziale negativo della membrana cellulare. L’inibizione dei processi metabolici nelle piante (es. stress biotici e abiotici), che causano una forte riduzione della produzione di energia nelle cellule, causano una drastica riduzione dell’assorbimento del fosforo, anche quando questi è disponibile nel terreno.

Tutti questi meccanismi implicano un dispendio energetico che si aggira intorno al 25% dell’energia prodotta dalla pianta attraverso la fotosintesi.

Ad oggi non è chiaro se la messa in atto di un determinato meccanismo, tra quelli sopra descritti, sia dovuto alla scarsa presenza di fosforo nel terreno oppure all’ aumentato fabbisogno della pianta. Nel primo caso, è l’apice del pelo radicale, che non trovando fosforo, emette dei segnali attivando i geni preposti ai meccanismi di assorbimento; nel secondo, è l’apice vegetativo dei germogli che, necessitando di fosforo, comunica ad altri geni questa sua necessità.
È probabile che i due organi agiscano in sincrono anche perché esiste un continuo interscambio di fosforo tra l’apice vegetativo e la radice. In caso di fabbisogno di fosforo, infatti, l’apice vegetativo lo richiama dalle radici e dalle foglie più vecchie; la stessa cosa fa l’apice radicale richiamando il fosforo dall’apparato fotosintetizzante.
L’insieme di queste interazioni comporta anche delle variazioni a livello ormonale nelle cellule di tutta la pianta.

Articolo redatto dal Dr. Ferruccio Bergamasco, ufficio tecnico Kalos
Per maggiori informazioni: info@kalosgate.com

Nel prossimo post: le modificazioni dell’archittetura radicale.

Key words:
Ecotipo: popolazione di piante associata ad un preciso territorio
Simbiosi micorrizica: trattasi di una simbiosi mutualistica tra le piante e alcuni funghi del terreno. I funghi micorriziali più conosciuti sono i tartufi, i porcini e gli ovuli. Nella simbiosi mutualistica che s’instaura tra la pianta e il fungo, tutti e due i partner ottengono un vantaggio diretto.
Microflora/microfauna: l’insieme dei microorganismi vegetali e animali che vivono nel terreno.
P-uptake: assorbire il fosforo
Architettura radicale: la disposizione, forma e configurazione, dell’apparato radicale.

Bolzano la capitale della mela per Interpoma, e Kalòs c’è

Kalòs ad Interpoma 2014
Kalòs ad Interpoma 2014

Interpoma è l’appuntamento mondiale per eccellenza per chi si occupa di coltivazione, conservazione e commercializzazione delle mele. Rassegna unica nel suo genere, è un punto di riferimento internazionale per il settore della melicoltura e si svolge ogni biennio a Bolzano, quest’anno dal 20 al 22 Novembre.

Noi di Kalòs siamo presenti con un nostro spazio nel Settore CD -Numero dello Stand C21/20, dove avremo modo, come di consueto, di condividere la nostra pluriennale esperienza nei campi della fertilizzazione e dell’induzione di resistenza.
Quest’anno presenteremo, accanto ai celeberrimi Caltrac e MantracPRO, prodotti ad alta concentrazione rispettivamente di calcio e di manganese, anche importanti novità.
La prima è Kombiphos l’ “energy drink” per eccellenza, un concime fogliare a base di fosforo, potassio e magnesio, per un totale di 600 g/l di sostanza secca. Come  già citato in un post precedente, il fosforo è indispensabile per il sostentamento energetico delle piante e questo è vero anche per le mele, specie nelle primissime fasi vegetative della coltura (punte verdi- bottoni bianchi).
La seconda novità è Bortrac100 FL, concime fogliare a base di borato di calcio, che affianca alla nota qualità dei prodotti YaraVita una particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, poiché non presenta etanolammina.

Accanto alla linea di concimi fogliari non dimentichiamoci degli induttori di resistenza come K&A Frontiere  e dei fitostimolanti come K&A Impulsive premium e K&A Decide ed il nuovissimo K&A Sil-ka, concime a base di silicato di potassio ed estratti di equiseto, indispensabile strumento per affiancare la difesa integrata su tutte le colture.

Durante le giornate di Interpoma, i nostri tecnici avranno l’occasione di dialogare con agricoltori e rivenditori per programmare gli interventi che meglio rispondono alle esigenze produttive nelle diverse fasi della vita delle piante di melo, dal germogliamento alla fioritura e successivamente all’ accrescimento del frutto. Saremo lieti di incontrare quanti volessero maggiori informazioni sulle nostre ricerche agronomiche e sui nostri prodotti, in ogni caso potete sempre contattarci per maggiori informazioni mail a info@kalosgate.com oppure telefonando allo 0432 909926.

Alcune immagini dal meleto dell'azienda Kachler Hof a Castelrotto (BZ)
Alcune immagini dal meleto dell’azienda Kachler Hof a Castelrotto (BZ)

 

La Scuola nel Vigneto, più che biologica!

Negrar, Valpolicella Classico, Verona. Vigneti eroici, come in altre moltissime zone di questa nostra splendida Italia.
Qui, precisamente nella frazione di Jago, da due anni a questa parte Kalòs sta svolgendo delle prove di utilizzo di prodotti induttori di resistenza, integrati a strategie di riduzione degli input di rame e zolfo.

Vigneti a Jago, Negrar in Valpolicella
Vigneti a Jago, Negrar in Valpolicella

“Me lo ricordo come fosse ieri” – ci racconta Elisa Savoia, responsabile Marketing di Kalòs – “quella mattina di Novembre quando in macchina con il responsabile tecnico della cantina Claudio Oliboni, ho visitato per la prima volta, il vigneto dove “si sarebbe potuto fare la prova”. L’ambientazione era ed è splendida: un ettaro di diverse varietà locali e non che nell’ambito di una sperimentazione pluriennale volta al miglioramento qualitativo della produzione, sono abbinate a vari portinnesti, il tutto dislocato su due terrazze sostenute dalle “marogne” (muri a secco) con una vista mozzafiato sul paese e la valle sottostanti. Il vigneto di proprietà della Cantina, oltre alla nostra prova, ospita ogni anno numerose altre sperimentazioni (lotta agli insetti con pratiche di confusione sessuale, spollonature e diserbi con metodi meccanici e prodotti biologici, ecc…) che si collocano tutte nell’ambito di una gestione che va ben oltre i normali protocolli integrati ed anche biologici.

Oliboni vorrebbe provare i nostri prodotti proprio qui perché, ci spiega, “la gestione di questo vigneto deve essere più che biologica”. Le ragioni sono due: la prima è che il vigneto è inserito (come quasi tutti in quella zona) tra le case, e l’utilizzo dei fitofarmaci è normato dai protocolli di difesa integrata (base ed avanzati qui i vari disciplinari) e da una locale “buona pratica” secondo la quale quando vengono fatti i trattamenti si avvisa – via SMS o tramite appositi cartelli – il vicinato (con notevole lungimiranza sulle recenti linee guida dell’EFSA); e la seconda è che proprio quel vigneto è eletto per le “Prove di vendemmia” del progetto “La scuola nel vigneto”. L’interesse verso la riduzione ragionata dell’apporto di agrofarmaci è quindi doppia!

La Scuola nel Vigneto, progetto della Cantina Valpolicella Negrar
La Scuola nel Vigneto, progetto della Cantina Valpolicella Negrar

Da quel primo approccio sono ormai passate due stagioni – a detta di molti addetti ai lavori, tra le peggiori degli ultimi decenni per quanto riguarda la difesa – ma in entrambe una strategia correttamente integrata tra rame, zolfo ed induttori di resistenza ha superato la prova, il tutto unito soprattutto alla prontezza di intervento ed ad una corretta gestione agronomica che, partendo dalla potatura e dalla legatura, si snoda attraverso tutte le operazioni colturali fino alla vendemmia ed alla messa dell’uva nelle cassette per l’appassimento. La cura agli aspetti agronomici e la tempistica di intervento, sono ciò che secondo noi di Kalòs ha fatto veramente la differenza tra produzioni di qualità e non, ed a volte proprio tra produzione e non produzione, nel corso delle ultime 3 annate.

I prodotti utilizzati sono stati: K&A Frontiere come base per la difesa, affiancato allo zolfo nelle primissime fasi vegetative e da fine fioritura a inizio invaiatura per contrastare l’oidio, K&A Oomisine e rame per contrastare la peronospora e K&A Botrisine combinato con K&A Sil-ka nelle ultime fasi della maturazione per migliorare le difese delle viti nei confronti della botrite e del marciume acido.Com’era naturale immaginare, non tutte le varietà, o meglio non tutte le combinazioni varietà-portainnesto, hanno risposto nello stesso modo: nell’annata 2014 sono state più colpite le CV maggiormente sensibili all’oidio, lo scorso anno è valso lo stesso per la peronospora, ma non essendo stato possibile trattare diversamente le varie parti del vigneto abbiamo pensato di prendere l’esperienza a palestra per imparare quali varietà necessitano di maggiore attenzione e su quali fronti.”

Con questo post il team di Kalòs coglie anche l’occasione per ringraziare le persone che ci hanno sostenuto durante il progetto e cioè il tecnico Oliboni, il Sig.Silvano che ha eseguito i trattamenti e tutti gli altri soci che si sono succeduti nelle operazioni colturali. Per maggiori informazioni sul progetto La Scuola nel Vigneto, vi rimandiamo alla notizia all’interno del sito della Cantina Valpolicella Negrar.

Focus sul Fosforo, l’analisi del terreno

Per quantità, il fosforo è all’undicesimo posto tra gli elementi costituenti la crosta terrestre dopo O, Si, Al, Fe, Ca, Na, Mg, K, Ti e H; in totale questi 11 elementi costituiscono il 99,75% della crosta stessa.
Tenendo conto che l’ossigeno ed il silicio da soli coprono il 74 – 75% in peso della litosfera, il fosforo ne costituisce circa lo 0,11%.
Nei suoli agricoli, il fosforo si trova in diverse forme che possono essere raggruppate in organiche (fosforo organico) ed inorganiche (fosforo minerale).

Dinamica del fosforo nell’insieme terreno/rizosfera-pianta; (Shen et al., 2011; Plant Physiol.; 156:997-1005)
Dinamica del fosforo nell’insieme terreno/rizosfera-pianta; (Shen et al., 2011; Plant Physiol.; 156:997-1005)

Fosforo inorganico:
Può variare tra il 35% ed il 70% del fosforo totale.
Le fonti primarie di fosforo inorganico sono costituite da minerali cristallini quali:
•    L’apatite (Ca5(PO)3-X in cui X può essere Cl, F o OH). Si trova soprattutto nelle rocce di origine vulcanica.
•    La strengite (FePO4·2 H2O) o fosfato di Fe idrato. Si è formata in zone ricche di fosforo (fosforiti o guano) a seguito di condizioni fortemente ossidative ed in ambiente acido.
•    La varescite (AlPO4·2 H2O) o fosfato di Al idrato.Formatasi in zone ricche di alluminio.
Da questi minerali molto stabili il rilascio di fosforo avviene lentamente e per opera degli agenti atmosferici.
In più, all’aumentare del pH del terreno (almeno fino a pH 8) aumenta la solubilità dei fosfati di Ferro e di Alluminio, ma diminuisce quella del fosfato di Calcio.
Nei terreni acidi invece, il fosforo è adsorbito principalmente dagli ossidi di Fe ed Al e dagli idrossidi; inoltre può formare vari complessi con i colloidi minerali (argille) che possiedono una larga superficie adsorbente.
Nei terreni neutri e calcarei, il fosforo può precipitare con il Ca formando il fosfato di calcio bibasico che è disponibile per le piante, ma se il pH è maggiore di 7, si trasforma rapidamente in idrossiapatite che rappresenta invece una forma indisponibile. Oltre il 50% del fosforo presente nei terreni agricoli calcarei è costituito da idrossiapatite. Poiché la solubilità dell’idrossiapatite aumenta al diminuire del pH, l’acidificazione della rizosfera operata dalle piante è un’efficace strategia per mobilizzare il fosforo nei terreni calcarei.

Tutte le forme di fosforo inorganico si trovano nel terreno in un complesso stato di equilibrio che passando da forme molto stabili, completamente indisponibili per le piante, ed attraverso forme debolmente disponibili, giunge infine all’insieme delle fonti disponibili costituita dal fosforo attivo e dal fosforo in soluzione.

Fosforo organico:
Si trova per lo più in forme stabili come l’inositolo-fosfato e i fosfonati, ed in forme attive come diesteri ortofosforici, monoesteri ortofosforici e polifosfati organici. Le forme attive di fosforo organico per poter essere utilizzate dalle piante devono essere mineralizzate, e questo avviene ad opera dei microrganismi del terreno e dalle fosfatasi rilasciate dalle radici delle piante. Questi processi sono fortemente influenzati dalle proprietà chimico-fisiche del terreno, dall’umidità, dalla temperatura, dal pH e dal potere di ossido/riduzionedel suolo.
Per tutti questi motivi appare chiaro come determinare la disponibilità di fosforo nel terreno sia un’operazione molto complessa, poiché è fortemente associata alle dinamiche ed alle trasformazioni di questo elemento nelle sue diverse forme, ed all’ambiente pedoclimatico e microbiologico in cui il tutto avviene.

Per riassumere, possiamo dire che il fosforo presente nel terreno può essere raggruppato in:
1)    Fosforo in soluzione
Costituisce una frazione molto piccola del totale (nell’ordine di centesimi di μgr /litro). Il principale componente nei soluti è la forma ortofosforica, l’unica che le piante possono assorbire ed utilizzare. Lo ione fosforico può trovarsi in tre forme: PO43-, HPO42- e H2PO4- tra loro in equilibrio in funzione del pH (l’equilibrio si sposta verso la forma trivalente con pH<6 e verso la monovalente con pH>7). Le piante assorbono quasi esclusivamente la forma bivalente (pH ottimale 6.5).
E’ stato calcolato che durante tutta una stagione vegetativa, il fosforo si può spostare nel terreno per raggiungere le radici al massimo di 1 cm, questo mette in evidenza come una pianta in crescita sia capace di privare molto rapidamente la soluzione circolante di fosforo se questo non viene continuamente rimpiazzato.
2)    Fosforo attivo
Può variare da parecchi a qualche centinaio di kg/ha, è composto da sali fosfatici inorganici attaccati alle particelle del terreno, sali leggermente solubili di Ca, Al, Mg, K e Na, e da composti fosfato-organici facilmente mineralizzabili. Le forme attive del fosforo si trovano in fase solida ma possono, con relativa facilità, rilasciare ioni fosforici nel terreno. Quando le piante assorbono il fosforo, la concentrazione di ioni fosforici nella soluzione decresce ed alcune forme attive sono in grado di rilasciarne dell’altro.
L’insieme delle forme attive è dunque la principale fonte di fosforo disponibile per le piante e la capacità di rimpiazzare il fosforo assorbito rappresenta una delle principali caratteristiche della fertilità intrinseca di un terreno.
3)    Fosforo fissato
E’ costituito da forme minerali insolubili e da composti organici resistenti alla mineralizzazione da parte dei microrganismi del terreno. Questo gruppo di fosfati ha un basso impatto sulla fertilità di un suolo perché può rimanere immobile nel terreno per molti anni senza diventare disponibile per le piante. Una conversione in forme attive può avvenire ad opera degli agenti atmosferici ma è molto lenta.

Articolo redatto dal Dr Ferruccio Bergamasco, ufficio tecnico Kalòs
Per maggiori informazioni: info@kalosgate.com

Key words:
adsorbire = assorbire superficialmente; l’adsorbimento rappresenta un legame superficiale tra due sostanze che rimangono a se stanti; differisce dall’assorbimento o absorbimento in cui la sostanza assorbita diventa parte integrante della sostanza assorbente. In parole povere, l’adsorbimento è solo fisico, l’absorbimento è anche chimico.
fosforo inorganico = fosforo di origine minerale
fosforo organico = fosforo legato a composti organici (zuccheri, alcoli, proteine, grassi)
pH = è la misura dell’acidità o dell’alcalinità di un sostanza o di una soluzione. La sostanza si dice neutra se  il pH è 7, acida se minore ed alcalina quand’è maggiore. L’indice varia da 0 a 14

Nel prossimo articolo: “L’assorbimento del fosforo”

Focus sul Fosforo, fondamentale per la pianta

Il fosforo è uno dei 17 nutrienti essenziali per la crescita delle piante (assieme a N, K, Ca, Mg, S, B, Mo, Cu, Fe, Mn, Zn, Cl, Ni, Co, See, Si); le sue funzioni non possono essere sostituite da nessun altro elemento.
Il fosforo è fondamentale per la crescita e si trova in tutte le cellule viventi delle piante. Il fosforo costituisce in media lo 0,2% (tra 0,1 e 0,5) del peso secco delle piante.

Radici a confronto: l'apparato radicale si sviluppa grazie al Fosforo
Radici a confronto: l’apparato radicale si sviluppa grazie al Fosforo

 

Negli organi delle piante la concentrazione del fosforo varia con l’età e in base alle funzioni dei rispettivi tessuti:
•    Nei tessuti vegetativi la concentrazione è alta nelle fasi iniziali di sviluppo (tessuti giovani e in formazione, gemme) per poi diminuire con l’invecchiamento;
•    Nei tessuti riproduttivi si accumula inizialmente negli ovari , poi, dopo la fecondazione e la moltiplicazione cellulare dei semi e dei frutti, è immagazzinato nei germinelli dei semi;
•    Nei tessuti radicali il fosforo si accumula in funzione della sua disponibilità nel terreno; poi viene traslocato ai vari organi in base alla necessità della pianta. La concentrazione nei tessuti radicali può variare moltissimo in base alle possibilità della pianta di sostituire il fosforo traslocato agli apici con nuovo fosforo assorbito dalle radici.

 

Il fosforo è coinvolto nella maggior parte delle funzioni chiave della vita delle piante tra le quali:
•    Trasferimento dell’energia nella cellula e tra le cellule
•    Fotosintesi clorofilliana
•    Metabolismo degli zuccheri e dell’amido
•    Trasporto delle sostanze nutritive e dei nutrienti nelle piante
•    Accumulo delle sostanze di riserva nei vacuoli
•    Processi di moltiplicazione e divisione cellulare
•    Difesa verso i patogeni
•    Trasferimento delle caratteristiche genetiche alle generazioni successive

Per questa ragione, il fosforo è parte integrante della struttura di molte molecole vitali:
•    Acidi nucleici (DNA e RNA)
•    Fosfolipidi (membrane cellulari e degli organelli delle cellule)
•    Fosfoesteri (necessari alle reazioni metaboliche che usano o liberano energia)
•    Fosfo-proteine che attraverso processi di fosforilazione/de fosforilazione producono una serie di segnali adattando le espressioni geniche ai cicli fisiologici e alle variazioni ambientali in cui la cellula (o la pianta) viene a trovarsi.

Distribuzione del Fosforo in percentuale
Distribuzione del Fosforo in percentuale

La carenza di fosforo determina nelle piante un accrescimento stentato e le foglie mostrano un normale colore verde scuro. Gli zuccheri prodotti dalle piante si accumulano nel citoplasma e causano la formazione di antociani producendo il classico colore rosso-violaceo, classico sintomo di carenza di fosforo.
Le radici primarie riducono il loro accrescimento e la pianta tende a produrre radici secondarie e fascicolate.
I frutti e i semi hanno un accrescimento ridotto. I semi spesso sono sterili.

Benché il fosforo sia, tra i macro e meso elementi, quello utilizzato in minore quantità dalle piante, esso rappresenta, dopo l’azoto, il principale fattore limitante delle produzioni agricole nel mondo, confermando quanto dice Liebig (e prima di lui Sprengel) nella sua legge del minimo (la crescita della pianta è controllata non dall’ammontare totale delle risorse naturali disponibili, ma dalla disponibilità di quella più scarsa).

Articolo di Ferruccio Bergamasco
Centro di Competenza Kalos

Continua: nel prossimo articolo parleremo del tema “il fosforo nel terreno”

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Kalòs per la ricerca ed innovazione in agricoltura, facciamo il punto

Mappa delle attività di ricerca di Kalòs
Mappa delle attività di ricerca di Kalòs

Anche quest’anno Kalòs Agricoltura ha “messo in campo” numerosi lavori di ricerca, studio e sperimentazione sia di affermati che nuovi prodotti. Le prove riguardano sia l’attivazione dei sistemi endogeni di difesa che la nutrizione delle piante, valutando i risvolti che possono avere sulla qualità commerciale, organolettica, gustativa e sulla salubrità delle produzioni.

Il lavoro più corposo concerne l’attivazione delle difese endogene, nel quale hanno collaborato con noi diversi enti pubblici quali Università e Centri di Ricerca. Facciamo sul punto sulle ricerche attualmente in atto (e non sono poche!) e sugli enti con i quali portiamo avanti importanti tasselli per l’innovazione in agricoltura.

Università di Firenze:
•    Terzo anno di prove per la difesa del vigneto rispetto alle principali crittogame, in particolare oidio, peronospora e black-rot. Oltre ai prodotti già sperimentati durante le precedenti annate: FRONTIERE, OOMISINE e COPTREL, quest’anno è stato introdotto un nuovo preparato funzionale all’attivazione della resistenza specifica nei confronti dell’oidio. I risultati ottenuti hanno portato alla stesura di una tesi di laurea.
•    Continuano per il secondo anno, in collaborazione con il CNR di Bologna, i lavori su mal dell’esca con l’impiego di FRONTIERE e COPTREL. I primi risultati sono molto confortanti.

Università di Udine:
•    Con il supporto del Consorzio di Tutela dei Colli Orientali del Friuli e Ramandolo, continua, per il terzo anno, la sperimentazione su vite nei confronti di peronospora, oidio e botrite con FRONTIERE, OOMISINE, COPTREL, BOTRISINE e SIL-KA.Sono già state discusse due tesi di laurea.
•    In collaborazione con l’Ente Regionale per lo Sviluppo Agricolo (ERSA) ed il Servizio Fitosanitario del Veneto, da due anni si opera per contrastare la batteriosi o PSA del Kiwi. In questo caso i prodotti utilizzati sono COPTREL, BACTERSINE e FRONTIERE. Benché la soluzione al problema sia ancora lontana, i risultati ottenuti sono incoraggianti. Si lavora in particolare sul miglioramento della tempistica di intervento.

Università di Torino:
•    Attraverso la società Agrinnova, abbiamo iniziato quest’anno un lavoro per il contenimento dei funghi tellurici, in particolare la fusariosi. In questa occasione è stato testato un prodotto nuovo in combinazione con FRONTIERE. I risultati provvisori indicano un’efficacia simile a quella degli agrofarmaci di sintesi.
•    Programmata una ricerca sulla botrite della lattuga che inizierà quest’ autunno; saranno testati BOTRISINE, FRONTIERE e SIL-KA.

Tra gli organismi non universitari, si segnalano alcuni lavori molto interessanti.
Presso l’Agenzia per la Sperimentazione Tecnologica e la Ricerca Agroambientale (ASTRA) di Faenza (RA) stiamo portando avanti, per il secondo anno, 2  prove su vite.
La prima ha lo scopo testare l’efficacia dei nostri preparati per l’induzione di resistenza (OOMISINE, FRONTIERE e BOTRISINE) nei confronti di peronospora, oidio e botrite; l’altra, inserendosi all’interno di una strategia che prevede anche l’utilizzo di prodotti di sintesi, vuole verificare la possibilità di contenere i residui di p.a. chimici sul prodotto finito (uva e mosto) attraverso l’utilizzo dei nostri induttori di resistenza nella parte finale della stagione.
In una fase successiva verranno effettuate delle  prove di microvinificazione, per sperimentare l’influsso che l’utilizzo degli induttori ha sul processo di fermentazione, con o senza l’aggiunta di solfiti e di lieviti selezionati.
Lo scopo, in quest’ultimo caso, è quello di esaltare le caratteristiche del territorio e dei suoi lieviti naturali e la possibilità di vinificare nel modo più naturale possibile come risposta ad una crescente richiesta del mercato per i vini naturali.

Il Centro per l’Educazione, la Cooperazione e l’Assistenza Tecnica (CECAT) di Castelfranco Veneto (TV) collabora con noi per il terzo anno consecutivo, per la messa appunto di tecniche di difesa su vite a basso input o senza l’uso di prodotti chimici utilizzando OOMISINE, FRONTIERE e COPTREL. Quest’anno sono stati inseriti anche prodotti per la difesa dalla Botrite: SIL-KA e BOTRISINE. Il CECAT sta svolgendo anche una prova per il miglioramento della produzione e della qualità di grano attraverso l’utilizzo di  GRAMITREL, FRONTIERE e LAST N.

L’Istituto Tecnico Agrario Trentin di Lonigo (VI) da due anni è impegnato con prove a basso impatto ambientale per la difesa della vite con OOMISINE, FRONTIERE, BOTRISINE e SIL-KA inseriti all’interno di una strategia che prevede l’utilizzo di bassi dosaggi di rame e zolfo.
Con il Centro di saggio per  la Viticoltura ed Enologia (Vit.En) di Colosso (AT) siamo al secondo anno di prove per il contrasto alla diffusione del fitoplasma agente della flavescenza dorata della vite attraverso l’uso di FRONTIERE.
Il Centro Ricerche Produzioni Vegetali (CRPV) di Bologna da due anni sta eseguendo ricerche per il controllo della peronospora su pomodoro allevato in regime biologico con OOMISINE e COPTREL e della didimella del melone con FRONTIERE.

In tutto il territorio italiano molte aziende di prestigio internazionale, hanno adottato sistemi di difesa a basso input di prodotti di sintesio a base di rame e zolfo, integrando efficacemente alle loro strategie COPTREL 500, OOMISINE e FRONTIERE, SIL-KA e BOTRISINE.
Nell’intento di ridurre i quantitativi di prodotti chimici nelle proprie uve, anche alcune cantine sociali e private come le Cantine di Valpolicella-Negrar e di Valpantena (VR) e la Cantina di Mezzacorona in Trentino, stanno portando avanti tecniche che prevedono una parziale o totale sostituzione degli agrofarmaci con FRONTIERE ed OOMISINE.

Ma non di sola vite vive l’uomo; infatti a Vercelli alcune aziende stanno provando un nuovo prodotto per il controllo del brusone del riso. Altre prove riguardano la marsonina dei Pioppi.
Campi dimostrativi e campi prova per l’ingrossamento delle drupacee e delle pomacee sono in corso a Ferrara, Bologna e Cuneo, con l’utilizzo di DECIDE, ENERGENE inseriti all’interno di programmi nutrizionali pensati ad hoc.
Dobbiamo anche segnalare prove relative al controllo dei Nematodi su varie colture con l’utilizzo di NEMASINE e NEMATEC.

Per maggiori informazioni circa i risultati raggiunti e gli obiettivi futuri, potete contattarci via mail:
info@kalosgate.com
info@agrochimicasnc.it

Frontiere: che cos’è e come funziona

K&A Frontiere
K&A Frontiere

K&A Frontiere è il futuro a portata di mano: dalla tecnologia Bioatlantis e dalla competenza K&A, il protagonista della nuova frontiera tra nutrizione e difesa.

Estratto puro di alghe ad alto contenuto di bioattivatori naturali, la sua composizione consente di attivare nelle piante i naturali sistemi di difesa, inducendo resistenza contro gli attacchi di funghi e batteri.
ll fucoidano, i florotannini ed il mannitolo, sono solo alcuni dei fattori di successo nell’induzione naturale dei sistemi di difesa endogeni nelle piante.
I componenti bioattivi di Frontiere, infatti, simulano l’attacco di un patogeno fungino o batterico, stimolando le piante, anticipatamente rispetto ad un infezione vera e propria, a sintetizzare le sostanze che concorrono alla loro difesa:  aumento dello spessore della parete cellulare, produzione di sostanze tossiche per il patogeno, sintesi di proteine specifiche per la difesa (PRproteine) e, se è necessario, morte cellulare programmata.
Tutto questo significa induzione della SAR (resistenza sistemica acquisita).

All’interno della stessa specie, le CV di piante tolleranti ad una determinata malattia differiscono da quelle suscettibili, per la durata dell’intervallo temporale che intercorre tra la penetrazione del patogeno e la messa in atto dei sistemi innati di difesa. Questo fatto testimonia come, oltre che per la nutrizione, anche per l’induzione di difesa, è il tempo il fattore determinante.
Ancora una volta, fare le cose giuste al momento giusto risulta essere la chiave del successo.

K&A Frontiere è un eccellente induttore di difesa utilizzabile da solo o in miscela su tutte le colture, in ogni fase di sviluppo delle piante ed in ogni tipo di coltivazione, naturale, biologica ed integrata.
Permette di ridurre il numero totale di interventi con fungicidi e, di conseguenza, l’ammontare di residui sul prodotto finale.

Per una agricoltura che mette al centro dell’attenzione il rispetto dell’ambiente, la salute delle persone e la salubrità degli alimenti.

Per visualizzare le prove e per saperne di più:
info@kalosgate.com – www.kalosgate.com
info@agrochimicasnc.it – www.agrochimicasnc.it

L’allegagione e l’equilibrio vegeto-produttivo, la chiave del successo

Prove sul campo con Decide
Prove sul campo con Decide

L’ allegagione è un momento delicato per tutte le colture. In questa fase fenologica le piante “decidono” la produzione. E’ fuor di dubbio che, per le piante legnose, la programmazione delle gemme è già stata fatta l’anno precedente, e che le colture annuali programmano ben prima di ora il numero di fiori, e quindi la potenzialità produttiva. Tuttavia è parimenti noto che proprio in questa fase le piante scelgono quanti frutti (bacche, acini, semi, etc) possono o riescono a portare a maturazione, rispetto a quanto precedentemente programmato.

Esiste un momento nel quale i due “sink” fondamentali di ogni pianta, e cioè l’apice vegetativo e quello produttivo (il frutto), competono per l’approvvigionamento delle sostanze prodotte dal “sistema pianta” attraverso quelle che si dicono “source” (sorgenti), e cioè foglie che fanno la fotosintesi e radici che assorbono. Nella fase di allegazione, quando vi è l’inizio dell’accrescimento dei frutti, è fondamentale intervenire per favorire il corretto equilibrio vegeto-produttivo, in modo da convogliare le sostanze accumulate dalla pianta verso i frutti, anziché verso legno e foglie.

Dati delle prove sul campo
Dati delle prove sul campo

Il Centro di Competenza Kalòs e Agrochimica hanno condotto presso aziende private e centri di saggio dislocati su tutto il territorio nazionale, numerose prove per testare l’efficacia e la migliore modalità di utilizzo di K&A Decide, capace di svolgere un’azione di contenimento della spinta vegetativa a favore di quella produttiva.
Una tra tutte è la prova condotta dal centro di saggio Innovaricerca di Ferrara: in questo caso il prodotto è stato utilizzato nella dose di 2,5l/ha su pero Abate CV Farold®, per un totale di 3 interventi. K&A Decide si è dimostrato efficace nel controllo della vegetazione con un effetto protrattosi sino alla raccolta: nel rilievo eseguito 3 mesi dopo l’ultimo trattamento si notava, infatti, una differenza del 16% nella lunghezza dei getti trattati rispetto a quelli non trattati.

Lo stesso prodotto è stato utilizzato con successo anche su melo e vite alla dose di 2-3 l/ha, specialmente in miscela con prodotti a base di potassio (Agripotash) o calcio (Caltrac).
Su actinidia il dosaggio ottimale perconvogliare le energie della pianta verso la moltiplicazione cellulare, è di 1,5-2 l/ha distribuiti in post fioritura per 2-3 volte.

Per maggiori informazioni  potete contattare il nostro ufficio tecnico allo 0432 909926 oppure via mail a info@kalosgate.com oppure visitare i siti web www.kalosgate.com e www.agrochimicasnc.it

(K&ADecide® è un marchio registrato di Kalos e Agrochimicasnc)

La fioritura di vite, kiwi e olivo: come intervenire con efficacia

Prefioritura della vite
Prefioritura della vite

Per la nutrizione:

La fioritura e l’allegagione sono per le piante i momenti di massimo fabbisogno energetico, lo sforzo massimo che esse fanno nel loro ciclo vitale, con un obiettivo assoluto, uguale per tutti gli esseri viventi: la riproduzione della specie.
Nella fase di prefioritura bisogna garantire un’ottimale dotazione di elementi nutritivi essenziali per una fioritura omogenea, un’efficace allegagione ed il massimo risultato produttivo. Gli elementi fondamentali da apportare alla pianta sono quindi il Boro e lo Zinco.

Se andiamo a valutare i casi di carenza di questi due elementi sulla vite, riscontreremo danni da acinellatura, quindi la mancata crescita degli acini per difetti di fecondazione. In particolare, la carenza di Boro evidenzia l’acinellatura verde, mentre la carenza di Zinco porta ad un’acinellatura dolce.

Nel caso del kiwi, con l’obiettivo di avere frutti di buona e regolare dimensione, sarà essenziale fornire alle piante Boro e Zinco per favorire una fecondazione omogenea e la conseguente maturazione di frutti dalla forma regolare e di ottimo calibro commerciale. La fecondazione, infatti, influenza direttamente quello che poi sarà il frutto, perché il numero dei semi incide direttamente sulla dimensione del kiwi.

Nel caso dell’olivo, un ruolo di grande importanza è rivestito soprattutto dal Boro, che va ad incidere nella fase di mignolatura e nel processo di fioritura ed allegagione.

Per fornire alle piante i microelementi essenziali per la fioritura, il Centro di Competenza Kalòs vi segnala: YaraVita Bortrac150 (prodotto ammesso in agricoltura biologica, 150 g/litro di Boro etanolamina), YaraVita Zintrac700 (prodotto ammesso in agricoltura biologica, 700 g/litro di Zinco in sospensione concentrata), YaraVita Flowering (mix di nutrienti con Boro, Zinco e Magnesio), YaraVita Photrel Pro (prodotto ammesso in agricoltura biologica, mix con Boro, Manganese, Molibdeno, Magnesio e Zolfo).

Sono consigliati, inoltre, due/tre interventi con K&A Impulsive Premium a 2 l/ha, con effetto biostimolante, per ottimizzare nella pianta l’utilizzo delle sostanze di riserva, uniformare l’apertura dei fiori, garantire una efficace fecondazione e stimolare la crescita iniziale dei frutticini.

Nelle fasi successive alla fioritura ed allegagione, sarà opportuno intervenire per stabilire un corretto equilibrio vegeto-produttivo, e quindi eseguire interventi mirati per favorire l’accumulo delle sostanze prodotte dalla pianta nei frutti anziché nella vegetazione. Di quest’ultimo tema ve ne parleremo approfonditamente nel prossimo post.

Per la difesa:

La difesa delle piante dalle malattie è sempre importante, ma ancora di più a cavallo di fioritura ed allegagione, perché solo salvando i fiori poi si potranno avere i frutti.

In tutti i programmi di difesa della vite, consigliamo l’utilizzo degli Induttori Naturali di Difesa Endogena delle piante: K&A Frontiere + K&A Oomisine. Si tratta di prodotti naturali per aumentare la resistenza delle piante agli attacchi di Peronospora ed Oidio. Si utilizzano in parziale o totale sostituzione dei prodotti tradizionali, in tutte le forme di coltivazione: convenzionale, integrata, biologica e biodinamica.

Nell’actinidia interventi mirati con K&A Frontiere in miscela con YaraVita Coptrel500 hanno dimostrato un’evidente efficacia nel contenimento della batteriosi (PSA).
L’uso di Coptrel 500 nella vite e nell’olivo sostituisce il rame tradizionale, aumentando nel contempo la persistenza e soprattutto l’efficacia; anche contro la rogna dell’olivo.

Per maggiori informazioni potete contattare il nostro ufficio tecnico allo 0432 909926 oppure via mail a info@kalosgate.com

Un inverno bizzarro costellato da piogge ed alte temperature, che fare?

Campi allagati
Campi allagati

In questi primi mesi del 2014 la preoccupazione si aggira tra gli agricoltori. E’ un’ansia che ha ragion d’essere, vista la quantità di pioggia condensatasi in così poco tempo ed abbinata a temperature alte rispetto alle medie del periodo. L’eccesso idrico causa sofferenza per asfissia radicale, uno stress da carenza di ossigeno che mina il metabolismo delle piante. Ci riferiamo in particolare ai cereali autunno-vernini.

Gli allagamenti nei campi di questi ultimi mesi, dovuti alle copiose precipitazioni, fanno sì che l’ossigeno ed i gas presenti nel terreno diminuiscano; il loro posto nelle porosità del suolo viene preso dall’acqua. Le radici delle piante non sono quindi più in grado di interagire con gli elementi gassosi ed il suolo diviene “asfittico”, situazione che favorisce il prodursi di sostante nocive per le piante stesse. Nelle specie altamente sensibili a questo fenomeno, le cellule radicali non riescono a superare le 24 ore di mancanza di ossigeno e quindi periscono.

Nella maggior parte dei casi fortunatamente le piante riescono a resistere a questi stress, ma manifestano il loro malessere attraverso ingiallimenti fogliari ed appassimenti. Purtroppo in questo momento, nel quale le condizioni meteorologiche permangono inalterate, non è possibile attuare interventi efficaci, ma è necessario attendere che il tempo migliori e che magari le temperature si abbassino così da allontanare il rischio di infezioni fungine, particolarmente favorite in questo clima.

Per quanto riguarda le viti ed i kiwi il pericolo incombente è invece quello di un risveglio vegetativo troppo precoce, che potrebbe esporre le piante alle insidie delle gelate tardive. I tecnici del nostro Centro di Competenza Kalòs consigliano di intervenire verso la seconda metà del mese di marzo con un preparato come DECIDE, estratto super-concentrato di alghe, consentito in agricoltura biologica. L’obiettivo è duplice: stimolare il germogliamento, bloccato dalla mancanza di una vera e propria fase dormiente (accumulo di ore di freddo) e regolare la crescita con un prodotto naturale, garantendo l’equilibrio vegeto-produttivo ottimale.

Per maggiori informazioni, potete contattare i nostri tecnici via mail a info@kalosgate.com