K&A COLORADO: NUOVO FORTIFICANTE PER LA COLORAZIONE DEI FRUTTI ROSSI

K&A annuncia l’uscita sul mercato del nuovo fortificante K&A COLORADO indicato per migliorare la colorazione dei frutti rossi.

Antociani

 

K&A COLORADO favorisce l’accumulo degli antociani, sostanze responsabili della colorazione rossa dei frutti, inibendo nel contempo la loro degradazione da parte dell’ambiente (temperatura, luce, umidità …), ed ottenendo un aumento significativo della superficie colorata della buccia e dell’intensità del colore stesso.

K&A COLORADO contiene dei composti naturali chiamati fruttani , nient’altro che catene di oligosaccaridi di fruttosio la cui azione consiste principalmente nel mitigare o minimizzare gli effetti che le alte temperature esercitano sulla degradazione degli antociani.

 

 

I fruttani sono inoltre una fonte naturale di zuccheri che grazie alla loro notevole solubilità e facilità di assorbimento determinano una serie di azioni benefiche:

  • AUMENTANO IL POTENZIALE OSMOTICO DELLA CELLULA, mantenendo costante  il tasso idrico anche con alte temperature, in modo da evitare la distruzione enzimatica e termica degli antociani.
  • ANCHE in condizioni di STRESS TERMICO il tasso fotosintetico della pianta non decresce, in questo modo LA PIANTA CONTINUA A PRODURRE ZUCCHERI
  • AIUTANO AD AUMENTARE LA CONCENTRAZIONE DI ZUCCHERI NELLA CELLULA stimolando l’attività dell’enzima fenilalanina ammonio liasi (PAL) coinvolta nella sintesi degli antociani
  • INIBISCONO L’AZIONE RINVERDENTE DELLE GIBBERELLINE

VANTAGGI:

Grazie all’ utilizzo di K&A COLORADO si producono più frutti con più colore e maggiore intensità dello stesso. Ciò permette di raccogliere più frutta con un minor numero di passaggi, riducendo significativamente i costi di manodopera e la carica di frutti presente sugli alberi con il 1°passaggio e questo migliora di conseguenza, la colorazione dei frutti rimanenti.

E’ un prodotto totalmente sicuro, la sua applicazione non presenta rischi né per la coltura, né per l’uomo, né per l’ambiente. Non lascia alcun tipo di residuo.

COLTURE:

K&A COLORADO è destinato alle pomacee specialmente alle varietà di mele rosse (Red Delicious) e bicolori (Fuji, Gala, Annurca…)

rosse

DOSI E MODALITA’ DI APPLICAZIONE:

Applicare per via fogliare un mese prima della raccolta e ripetere dopo 15 gg.

  • Se le temperature diurne si mantengono inferiori a 32°C: 250 g/100 l di acqua (2.5 kg/ha)
  • Se le temperature diurne salgono oltre i 32°C: 300 g/100 l di acqua (3 kg/ha)

Per maggiori informazioni e tutti gli approfondimenti: info@kalosgate.com; info@agrochimicasnc.it

Articolo originale su: http://blog.lidaplantresearch.com/

K&A FRONTIERE 2.0: la difesa naturale che arriva dal mare

flacone frontiere 2.0 da 5LK&A Frontiere 2.0 è un estratto puro di lievito contenente alghe brune. Il processo produttivo prevede la raccolta delle alghe sulle coste islandesi, il trasferimento nello stabilimento di Cork in Irlanda, lavaggio e selezione, macinatura, estrazione in soluzione acida, concentrazione a bassa temperatura ed il confezionamento senza l’aggiunta di alcuna sostanza, il prodotto è pertanto totalmente naturale. La sua composizione ricca di bioattivatori naturali consente di attivare nelle piante gli innati sistemi di difesa, stimolando la resistenza contro gli attacchi di funghi e batteri.

 

 

Schema della parete cellulare di un fungo

Il fucoidano, i florotannini ed il mannitolo, sono solo alcuni dei fattori di successo nell’induzione naturale dei sistemi di difesa endogeni nelle piante. I componenti attivi di K&A Frontiere 2.0 infatti, simulano l’attacco di un patogeno fungino o batterico, perché hanno la stessa struttura chimica di questi ultimi. Per esempio le catene polimeriche lineari o elicoidali di β-1,3-glucani e β-1,6-glucani, sono molecole che si trovano sia nelle alghe brune che nella parete cellulare di molti funghi.

 La rottura di queste molecole complesse da parte di enzimi presenti costitutivamente nelle piante, porta alla formazione degli stessi oligosaccaridi che si formano in seguito alla rottura della parete cellulare dei funghi patogeni al momento del loro ingresso all’interno della cellula vegetale.

In presenza del patogeno, queste sostanze danno origine ad una cascata di eventi che conduce all’identificazione del patogeno stesso ed alla sintesi delle sostanze che ne bloccano lo sviluppo.

In assenza del patogeno, assistiamo alla metabolizzazione di questi oligosaccaridi.

 

K&A Frontiere 2.0 è quindi in grado di stimolare le piante, anticipatamente rispetto ad un infezione vera e propria, a sintetizzare le sostanze che concorrono alla loro difesa: aumento dello spessore della parete cellulare attraverso la sintesi di callosio, produzione di sostanze tossiche per il patogeno, precursori della lignina, specie reattive dell’ossigeno (ROS) o altre sostanze fenoliche, sintesi di proteine specifiche per la difesa cioè le PRproteine e se è necessario morte cellulare programmata.

Tutto questo significa induzione della SAR (resistenza sistemica acquisita).

All’interno della stessa specie, le CV di piante tolleranti ad una determinata malattia differiscono da quelle suscettibili, per la durata dell’intervallo temporale che intercorre tra la penetrazione del patogeno e la messa in atto dei sistemi innati di difesa. Questo fatto testimonia come, oltre che per la nutrizione, anche per l’induzione di difesa, è il tempo il fattore determinante.

Ancora una volta, fare le cose giuste al momento giusto risulta essere la chiave del successo.

K&A Frontiere 2.0 è un eccellente induttore di difesa utilizzabile da solo o in miscela su tutte le colture, in ogni fase di sviuppo delle piante ed in ogni tipo di coltivazione, naturale, biologica ed integrata.

Permette di ridurre il numero totale di interventi con fungicidi e di conseguenza l’ammontare di residui sul prodotto finale.

Per una agricoltura che mette al centro dell’attenzione il rispetto dell’ambiente, la salute delle persone e la salubrità degli alimenti.

Per visualizzare tutte le prove e per saperne di più:

www.kalosgate.com www.agrochimicasnc.it

info@kalosgate.com info@agrochimicasnc.it

K&A EVIDENCE: un’efficace strategia di difesa contro tutte le forme di Oidio

Le ultime due annate, 2014 e 2015, si sono caratterizzate per una climatologia complicata che ha messo a dura prova la coltivazione di molte colture da reddito del nostro paese. Non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, si sono verificati diversi eventi estremi riconducibili sempre più al “Global Warming Effect”.

Parlando di  viticoltura sappiamo che in molte regioni Italiane l’effetto del clima ha complicato la conduzione agronomica e in fattispecie la fitoiatria.  Ricordiamo per un attimo il 2014 con tanta piovosità e poca luminosità soprattutto estiva  e pensiamo al 2015 con le temperature estreme di giugno, luglio e agosto e la scarsa piovosità di tutto il periodo. Oltretutto, il  fine ciclo si è svolto in condizioni di totale assenza di precipitazioni e temperature alte fino a dicembre.

Osservando il breve periodo, l’inverno 2015-2016 si è fin’ora caratterizzato per temperature con valori  ben al di sopra delle medie storiche, pochissimi giorni di gelo,  massime spesso oltre i dieci gradi centigradi e scarsa piovosità. Queste caratteristiche climatiche facilmente determineranno un riposo vegetativo della vite squilibrato  e una probabile insoddisfacente disattivazione “invernale” di molti organismi dannosi che attaccano il vigneto nel periodo vegeto produttivo.

K&A EVIDENCE è il nuovo elicitore che K&A ha sviluppato per rafforzare le difese naturali delle piante nei confronti dell’oidio. Le applicazioni effettuate nei vigneti, hanno rivelato che K&A EVIDENCE funziona in maniera “evidente” soprattutto in condizioni di anticipo della malattia. L’esperienza di campo è stata determinante per apprezzare come il prodotto possa eradicare il micelio,  sia negli stadi iniziali dello suo sviluppo, quando il sintomo non è facilmente visibile, sia in presenza di infezioni conclamate.  La  prevenzione delle infezioni e dei focolai è  comunque alla base di un corretto posizionamento tecnico di K&A EVIDENCE.

Nel 2014, quando la primavera si è svolta in condizioni di temperature fresche e sbalzi temici ricorrenti, le prime avvisaglie (la forma visibile sporulante) in molti casi si è notata dopo la fioritura, oltre  la metà di giugno. Le applicazioni di K&A EVIDENCE sono iniziate in concomitanza  con la fase fenologica di maggior rischio, cioè l’ allegagione,  inserendo il prodotto  in strategie integrate. L’oidio ha espresso una importante virulenza per un periodo abbastanza lungo, favorito da temperature ottimali, vegetazione ricca di acqua e ventilazione continua. I trattamenti effettuati dalla sfioritura in poi hanno contenuto la malattia evitando sovrapposizioni di infezioni e propagazioni dei focolai nei vigneti. Le aziende hanno  effettuato almeno 4-5 trattamenti con K&A EVIDENCE,  integrati ad agrofarmaci o in alternanza con questi,  ottenendo un ottimo controllo del fungo.

Spostandoci poi nel 2015 le aziende hanno effettuato una o due applicazioni precoci di K&A EVIDENCE nelle fasi fenologiche di germogliamento-grappoli visibili. Come ben sappiamo gran parte della gravità dell’infezione oidica dipende dalla quantità di inoculo svernante. Con questi trattamenti iniziali i viticoltori hanno abbassato notevolmente la carica di micelio presente sotto perula delle gemme, ma il grande successo di K&A EVIDENCE nel 2015 si è notato nel controllo  delle successive infezioni. La primavera mite, poco piovosa e il maggio caldo anche di notte, hanno favorito l’insorgenza precoce delle infezioni primarie derivanti dalla germinazione dei corpi fruttiferi. K&A EVIDENCE è stato posizionato già prima della fioritura anticipando la propagazione e la completa maturazione delle ascopore. Le condizioni climatiche di giugno e luglio sono state di alta pressione per il fungo, ma con i trattamenti successivi il controllo dell’oidio è stato totale.

K&A EVIDENCE è l’elicitore  perfetto per attuare una moderna strategia di  lotta integrata, contro tutte le forme di oidio.  

K&A EVIDENCE posizionamento tecnico:

  • Uno o due trattamenti alla dose di 5 g/ l, con un dosaggio minimo per ettaro di 2 kg, nelle fasi fenologiche di rottura gemme- grappoli visibili.
  • Da pre fioriutura-fioritura, alla dose di 5 g/ l, con un dosaggio minimo per ettaro di 2 kg, ogni 7-10 giorni.

 

LUGLIO 2015

TRATTATO CON K&A EVIDENCE

TRATTATO CON K&A EVIDENCE

TRATTATO CON ZOLFO

TRATTATO CON ZOLFO

Andrea Manetti, TAM Kalòs Toscana, Umbria e Marche

Efficace e Visibile: K&A EVIDENCE

La richiesta da parte del mercato di prodotti a basso impatto, rispettosi della salute umana e dell’ambiente e caratterizzati da una residualità tendente a zero, sta orientando sempre di più la ricerca scientifica ad approfondire lo studio del sistema immunitario vegetale, ma soprattutto di quelle sostanze “naturali” che siano in grado di attivarlo.

Da sempre le piante sono esposte all’attacco di un vasto numero di microrganismi, ma solo pochi di essi riescono in definitiva ed eludere un efficiente sistema di sorveglianza basale, costituito dalle barriere “innate” dell’ospite, in grado di limitare la penetrazione attiva o passiva dei patogeni. Meccanismi di difesa che prevedono l’ispessimento dei tessuti cuticolari o il rilascio di sostanze antimicrobiche che seguono il principio del “prevenire è meglio che curare”, ma che non sempre viene attivato in tempo.

Resistenza

Ecco perché, soprattutto nel caso in cui ospite e patogeno non abbiano avuto la possibilità di adattarsi ed evolvere nello stesso ambiente naturale, nella maggior parte delle piante coltivate la malattia si instaura: il nemico ha semplicemente gli strumenti giusti per sabotare le sentinelle immunitarie!

 

Gli induttori di difesa non sono altro che sostanze in grado di pre-attivare il sistema immunitario vegetale, garantendo una reazione tempestiva della pianta nel momento in cui l’interazione con il patogeno si verifica realmente. Queste sostanze possono essere di natura vegetale (estratti di alghe o di piante) oppure di derivazione microbica (estratti batterici o fungini).

 

Con una solida base scientifica e i numerosi successi ottenuti in campo, K&A EVIDENCE è un fortificante delle difese unico nella sua categoria, in grado di contenere efficacemente gli attacchi di Oidio agendo su due fronti: un’azione diretta sul micelio fungino e un’azione indiretta, mediante l’attivazione di reazioni immunitarie localizzate e sistemiche (SAR).

 

K&A EVIDENCE è infatti un lisato batterico, ottenuto mediante fermentazioni controllate in laboratorio; questo garantisce che negli estratti siano presenti alcune proteine (iturine, fengicine, surfactine) in grado di ostacolare attivamente lo sviluppo delle ife fungine. I prodotti di degradazione del micelio sono invece dei potenti induttori immunitari per le cellule vegetali che circondano il punto di penetrazione patogeno.

 

La sua natura consente di poterlo inserire nei programmi di difesa biologica o integrata, sia a livello preventivo, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo del fungo  quando le ife sono presenti, sebbene invisibili; sia in presenza della malattia, su foglie o frutti. La formulazione polverulenta garantisce una solubilità immediata e un ampia miscibilità, con zolfo o con altri prodotti fitosanitari, non trattandosi di microrganismi attivi, ma di proteine microbiche attivate.

 

K&A EVIDENCE si è dimostrato efficace nel contenere l’oidio nei diversi comparti agricoli, sia nel caso di colture orticole (zucchino, fragola, peperone), che frutticole (melo, vite…). Una soluzione trasversale che integrata alla difesa “tradizionale” consente di contenere la malattia, senza che il suo utilizzo possa determinare l’insorgenza di eventuali ceppi resistenti.

 

evidence sacco

Insomma, una soluzione innovativa che sfrutta dei meccanismi di difesa ancestrali.

 

A cura della Dr.ssa Karen Casagrande, responsabile tecnico Kalòs Treviso, Belluno e Venezia.

 

K&A SOIL PRO: Migliorare le produzioni dalla radice

A causa di pratiche di coltivazione poco attente alla conservazione del “sistema terreno”, negli ultimi anni si sta assistendo alla progressiva riduzione della fertilità dei suoli, fenomeno che si ripercuote negativamente sulle produzioni agricole. Sono ormai molto comuni e diffusi i casi di “stanchezza” del terreno, dovuti alla diminuzione della componente organica, all’ accumulo di essudati nocivi per le colture, alla maggiore incidenza di parassiti e malattie e all’ incremento della salinità legata all’ impiego eccessivo di fertilizzanti chimici. Risulta quindi indispensabile migliorare l’approccio produttivo in agricoltura focalizzando l’attenzione sulla gestione della fertilità.

Numerosi studi hanno mostrato come le interazioni suolo-pianta, attraverso la radice, incidano in maniera determinate sull’intero ciclo vitale delle colture, pertanto è necessario attuare pratiche colturali mirate a salvaguardare ed incrementare la fertilità globale del terreno nel medio-lungo periodo e migliorare le condizioni ambientali della rizosfera nel breve periodo, durante le fasi di più intensa attività radicale: la germinazione dei semi, l’attecchimento post-trapianto e la ripresa vegetativa.

La rizosfera è un sistema molto complesso nel quale coesistono numerose interazioni chimico-fisiche che interessano la radice, la sostanza organica del terreno, la flora batterica, i funghi tellurici, ecc; pertanto la gestione della fertilità richiede un approccio di tipo integrato e multifunzionale. La soluzione ideale a tale esigenza è K&A Soil Pro: un fertilizzante naturale con una formulazione originale ed innovativa che potenzia direttamente l’attività radicale migliorando le caratteristiche del suolo.

K&A Soil Pro

K&A Soil Pro è un concentrato di attivatori naturali derivanti dalla fermentazione controllata di funghi promotori della radicazione, con l’aggiunta di batteri rizogeni (Pseudomonas sp), acidi fulvici e biopromotori vegetali. K&A Soil Pro migliora notevolmente l’attività di radicazione in post-trapianto ed alla ripresa vegetativa, agisce sulla crescita del capillizio radicale attraverso l’attivazione cellulare e sull’attività di assimilazione migliorando l’assorbimento ed ottimizzando l’attività di scambio cationico. Grazie alla presenza di calcio in una forma altamente assimilabile che migliora la struttura delle pareti cellulari, K&A Soil-Pro svolge un’azione di rinforzo della radice, contrastando lo sviluppo di malattie fungine (Pythium, Sclerotinia, ecc.); inoltre, l’elevata concentrazione di sostanze biologicamente attive crea un ambiente sfavorevole allo sviluppo dei patogeni, promuovendo la moltiplicazione della flora microbica “utile” nel terreno.

I risultati ottenuti dall’impiego di K&A Soil Pro sono evidenti e confermati da numerose applicazioni sperimentali ed utilizzi di campo: aumento della quantità di radici secondarie, riduzione dei fenomeni di stress post-trapianto, incremento della biomassa vegetale in accrescimento, maggiore vitalità delle colture, riduzione dei danni da salinità, in due parole: migliori produzioni.

Alcune prove di campo sono state eseguite su fragola e pomodoro, applicando K&A Soil Pro in post-trapianto alla dose di 10 l/ha in fertirrigazione, proseguendo con interventi a 5 l/ha ogni 15 giorni. I risultati hanno evidenziato una migliore crescita radicale per il pomodoro ed incrementi sostanziali della produttività su fragola: tenore in sostanza secca, precocità di maturazione, maggior numero di fiori e frutti per pianta.

Soil Pro applicazioni su Fragola

Applicazioni Soil Pro su Pomdoro

K&A Soil Pro è indicato per le colture orticole in serra ed in pieno campo, per le colture arboree alla ripresa vegetativa e per applicazioni in vivaio; la sua formulazione brevettata e le componenti di origine naturale ne consentono l’impiego in agricoltura biologica. Inserito nei normali programmi di concimazione, K&A Soil Pro è un ottimo partner dei fertilizzanti tradizionali, in quanto ne migliora l’efficienza e la disponibilità a livello radicale.

Articolo redatto dal responsabile Ricerca e Sviluppo di Agrochimica: Dr.Agr. Lozito Francesco.

Per maggiori informazioni sul prodotto e modalità di applicazione : www.agrochimicasnc.it, www.kalosgate.com

 

Approcci naturali ed efficaci per la gestione della dormienza delle frutticole

Risultati visibili, rispetto dell’uomo e delle piante grazie all’utilizzo di prodotti naturali: questi gli obiettivi fondamentali delle linee di nutrizione speciale K&A e YaraVita.

 

La linea K&A-YaraVita per la gestione della dormienza dei fruttiferi

La linea K&A-YaraVita per la gestione della dormienza dei fruttiferi

I cambiamenti climatici a livello globale stanno incidendo in maniera determinante sulle produzioni agricole, con problemi di gestione delle colture in termini quantitativi e qualitativi che possono impattare negativamente su rese, maturazione, conservabilità dei prodotti, controllo di malattie e parassiti.

Un impatto rilevante è determinato dall’innalzamento della temperatura media annua, responsabile dell’incompleto compimento del periodo di dormienza invernale delle colture arboree. È risaputo che, per un ottimale germogliamento, è importante che le piante soddisfino il loro “fabbisogno in freddo”, ossia la necessità delle gemme di accumulare un determinato numero di ore di freddo al fine di avviare la ripresa vegetativa in modo corretto.

La gestione della dormienza, inoltre, ha assunto crescente importanza nello scenario frutticolo italiano, soprattutto nelle regioni del Sud Italia. La necessità di conciliare standard di produzione elevati, attraverso periodi di germogliamento sempre più anticipati, nonché una fioritura e una maturazione il più possibile contemporanee, spesso si è trovata in netto  contrasto con l’andamento climatico invernale sempre più mite, con le esigenze in ore di freddo delle diverse varietà coltivate e l’utilità di conservare la fertilità della pianta per lunghi periodi.

Le linee di nutrizione speciale e di bioattivazione K&A e YaraVita  consentono di ripristinare l’equilibrio naturale delle piante in fase di dormienza, mitigando gli stress dovuti ad anomali innalzamenti di temperatura durante l’inverno e determinando una ripresa vegetativa uniforme ed anticipata.
La strategia d’intervento su colture frutticole, come per esempio ciliegio, albicocco, oppure vite da mensa, prevede un trattamento al bruno con K&A Decide e YaraVita Coptrel 500.
Il primo è un prodotto naturale super-concentrato a base di alghe (Ascophyllum nodosum) finemente selezionate (sostanza organica a basso peso molecolare). La presenza di bioattivatori con azione ormono-simile permette innanzitutto la mobilitazione delle sostanze di riserva accumulate nel legno verso le gemme, come pure l’attivazione a livello radicale della sintesi di citochinine naturali, con anticipo del risveglio vegetativo. Infine, assicura un germogliamento uniforme e regolare controllando i fenomeni di dominanza apicale a favore delle gemme basali.

YaraVita Coptrel 500 è invece un concime a base di rame in formulazione micronizzata e concentrata che permette dosaggi ridotti nel rispetto della massima efficienza penetrando attivamente nel legno e nelle gemme. L’ottimale concentrazione di rame nei tessuti della pianta permette di attivare gli enzimi preposti ai processi di respirazione e moltiplicazione cellulare, importanti soprattutto nella fase di germogliamento delle gemme. Inoltre, rafforza la crescita dei fiori e dei germogli sin dalle prime fasi e migliora l’azione enzimatica sinergica sulla sintesi della clorofilla. Ciò incide positivamente sul contenimento delle malattie fungine e batteriche a livello di gemme e legno.

Numerosi studi e applicazioni di campo hanno confermato la valenza del protocollo K&A – YaraVita su drupacee e vite da mensa, con evidenti risultati in termini di maggiore uniformità di germogliamento, di riduzione del numero di gemme cieche basali e dei fenomeni di dominanza apicale. Induce inoltre un sensibile anticipo della ripresa vegetativa e la massima contemporaneità di maturazione e uniformità di pezzatura.

Ciliegio trattato con K&A Decide+YaraVita Coptrel 500 (destra) confrontato con Testimone aziendale (sinistra)

Ciliegio trattato con K&A Decide+YaraVita Coptrel 500 (destra) confrontato con Testimone aziendale (sinistra)

 

Vite da mensa trattata con K&A Decide+YaraVita Coptrel 500 (destra) confrontato con Testimone aziendale (sinistra)

Vite da mensa trattata con K&A Decide+YaraVita Coptrel 500 (destra) confrontato con Testimone aziendale (sinistra)

Il protocollo K&A-YaraVita è totalmente naturale, ammesso in Agricoltura Biologica, ottimamente tollerato e non prevede prescrizioni particolari per l’intervento (T° dell’aria, umidità, ecc.).
Si consiglia, in abbinamento con K&A Decide e YaraVita Coptrel 500, l’utilizzo di K&A Frontiere: fitostimolante naturale delle difese della pianta, per una azione fortificante dei germogli sin dalle prime fasi di accrescimento.

Articolo redatto dal responsabile Ricerca e Sviluppo di Agrochimica: Dr.Agr. Lozito Francesco.

Per maggiori informazioni : www.kalosgate.com info@agrochimicasnc.it info@kalosgate.com

 

Sostenibilità e difesa del suolo, gli agricoltori in prima linea

Sostenibilità dell'ambiente è salvaguardia della natura

L’articolo apparso qualche giorno fa in lingua inglese su freshfruitportal.com, a firma del Direttore della fondazione Eosta, Volkert Engelsman, riporta un punto di vista importante ed interessante; ne riportiamo i passaggi salienti a favore degli operatori italiani.

Per favore, prendetevi cura della nostra terra. Coltivatela, trasmettetecela in modo responsabile, così noi potremo fare lo stesso. Per favore, prendetevi cura della nostra terra.” Questa è stata la richiesta urgente rivolga agli agricoltori per conto dello Youth Food Movement and the world’s children, da parte del ventenne Nyakallo Makgoba alla cerimonia di chiusura della conferenza internazionale “Celebrating Soil! Celebrating Life!”, che si è svolta ad Amsterdam il 29 Giugno scorso. Con la presentazione della “Save Our Soils Amsterdam Declaration”, il giovane ha esortato i delegati, tra cui ministri, reali e dirigenti d’azienda ad agire per fermare l’erosione ed il degrado dei suoli.

La conferenza, sostenuta dalla FAO, è stata il principale evento del 2015 nell’ambito della campagna Save Our Soils, che abbiamo intrapreso qualche anno fa, scrive Engelsman, con la quale mi auguro di aver responsabilizzato molte persone. Si contano 24 miliardi di tonnellate di terreno del valore di 1.5 trilioni di euro persi all’anno, e questi numeri non sono mere statistiche. Senza suolo fertile, non c’è speranza per gli obiettivi di sicurezza alimentare a livello mondiale.

“Il suolo non è solo la metà del nostro ambiente, è il nostro futuro”, ha dichiarato Rainer Horn, presidente dell’International Union of Soil Scientists; 30 campi da calcio di terreno fertile vengono persi ogni minuto a causa di erosione e degrado, e lo sfruttamento dell’agricoltura ne è la causa principale. L’agricoltura biologica non può essere l’unica soluzione per aumentare la sostanza organica del suolo e prevenire l’erosione, ma è un metodo suffragato da numerose ricerche scientifiche.

Sostenibilità in viticoltura, un messaggio importante

Sostenibilità in viticoltura, un messaggio importante

Il messaggio principale della campagna “Save our Soils” è quindi che i consumatori possano contribuire a salvare i terreni scegliendo prodotti biologici (o sostenibili, NDR) nella loro spesa quotidiana. Vorremmo che il nostro messaggio raggiungesse i consumatori, e che questi ne prendessero coscienza, continua Engelsman. Gli agricoltori che si prendono cura della terra sono i medici del futuro. Ma i consumatori sono il “gigante addormentato”: se riempissero i loro carrelli della spesa con prodotti che sono frutto di azioni a sostegno della terra il vero cambiamento potrebbe avvenire. Ogni volta che fate la spesa, state contribuendo a creare il mondo che desiderate!

Il 2015 è un anno speciale, perché è l’Anno Internazione dei suoli indetto dalle Nazioni Unite. Un mercato che mette i suoi costi ecologici e sociali sulle teste dei figli dei nostri figli non è sostenibile nel senso più letterale del termine, conclude il presidente di Eosta. Dobbiamo combattere come “Robin Food” contro l’idea che il consumatore è un Neanderthal che è interessato solo al prezzo più basso. Il mercato alimentare corrente ha certamente un enorme ostacolo sulla via della sostenibilità: l’anonimato.

Non ci può essere sostenibilità senza la consapevolezza degli effetti dei nostri metodi di produzione alimentare. Ecco perché abbiamo iniziato alcuni anni fa la campagna Save Our Soils ed è per questo che abbiamo sviluppato nel corso gli anni il sistema di trasparenza on-line Natur& More. Abbiamo notato che i consumatori sono molto interessati a questa visione, infatti nell’agosto scorso abbiamo sviluppato il fatturato più alto di tutta la nostra 25ennale storia.”

Articolo integrale in inglese a questo link Farmers who look after soils are doctors of the future

Fosforo e carenze nutrizionali, come reagisce la pianta?

Kalos Agricoltura

Come reagisce la pianta alla carenza di fosforo? Dopo aver descritto l’assorbimento, le funzioni e le interazioni fosforo-apparato radicale-terreno nei post precedenti del nostro blog, è opportuno illustrare come le piante percepiscono e rispondono a stress fosforo-nutrizionali.
Quando il livello di fosforo è basso, le piante attivano un insieme di risposte di adattamento per aumentare la propria capacità di assorbire ed utilizzare il fosforo pentavalente (P2O5), la sola forma di fosforo metabolicamente attiva, allo scopo di proteggersi dagli stress derivanti da una P- carenza.

Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi nella conoscenza dei meccanismi che regolano i segnali di carenza di fosforo. Comunque, ad oggi, c’è ancora molta strada fare nella ricerca e nello studio di come le piante percepiscono l’esistenza di bassi livelli di fosforo in rapporto ai loro fabbisogni.

Ultimamente, è stata identificata una proteina, denominata SPX, che inibisce le risposte geniche alla carenza di fosforo bloccando l’induttore maggiormente coinvolto nelle risposte alla fosforo-carenza, la proteina PHR1 (Phosphate Starvation Response1). La proteina SPX è stata isolata in vitro e dimostra la sua capacità di modulare le segnalazioni dello stato nutrizionale del fosforo sia in Arabidopsis, dicotiledone crucifera,  sia nel riso (Oryza sativa), monocotiledone poacea. Tale scoperta, in piante diverse sia dal punto di vista sistematico sia filogenetico, lasciano presupporre la presenza delle proteine SPX e PHR1 in tutto il regno vegetale (vedi nota 1; 2)

Le proteine SPX  controllano l’attività dei geni coinvolti nelle risposte alla carenza di fosforo con un meccanismo strettamente dipendente dalla concentrazione in fosforo nelle cellule. Con alti livelli di fosforo, SPX si lega a PHR1 bloccando sia i geni che codificano le risposte alla P-carenza sia quelli coinvolti nella sintesi delle stesse SPX. Quando il livello di fosforo è basso, SPX e PHR1 rimangono separate e le risposte alla P-carenza restano attive.
È, inoltre, di particolare importanza il fatto che il legame tra SPX e PHR avvenga indistintamente in presenza di fosfati e/o di fosfiti; questo spiega perché la pianta non è in grado di distinguere tra il fosfato (biologicamente attivo) e il fosfito (biologicamente inattivo).
Tutte questo è stato riprodotto e confermato da prove di laboratorio.

La risposta della pianta alla carenza di Fosforo

La risposta della pianta alla carenza di Fosforo

Nell’immagine qui in alto, vediamo il modello schematico della interazione tra SPX e PHR in funzione delle concentrazioni di fosforo e dell’attivazione dei geni e dei trascritti che regolano l’adattamento delle piante al fosforo (vedi nota 2).

Con alti livelli di fosforo, SPX  interagisce con PHR bloccando l’attivazione dei geni che sono indotti da carenza di fosforo (PSI); per contro, con bassi livelli di fosforo, SPX non è in grado di bloccare questa attivazione. Appare chiaro, alla luce di ciò, che le risposte alla P-carenza sono costitutive nelle piante e che invece è il suo eccesso (alta disponibilità) a bloccare queste risposte.
Non è quindi la carenza di fosforo a determinare le risposte delle piante, ma succede esattamente l’opposto. La ricerca di fosforo è insita nei geni delle piante e questa funzione è normalmente attiva perché le piante solo raramente si trovano in condizioni di “abbondante fosforo disponibile”.

Nota 1: Puga M.I., Mateos I., Charukesi R., Wang Z., Franco-Zorrilla J.M., De Lorenzo L., Irigoyen M.L., Masiero S., Bustos R., Rodriguez J., Leyva A., Rubio V., Sommer H., Paz-Ares J. (2014) SPX1 is a phosphate-dependent inhibitor of PHOSPHATE STARVATION RESPONSE 1 in Arabidopsis. PNAS USA; 41:14947-14952
Nota 2: Wang Z., Ruan W., Shi J., Zhang L., Xiang D., Yang C., Li C., Wu Z., Liu Y., Yu Y., Shou H., Mo X., Mao C., Wu P. (2014) Rice SPX1 and SPX2 inhibit phosphate starvation responses through interacting with PHR2 in a phosphate-dependent manner. PNAS USA; 41:14953-14958

Articolo redatto dal Responsabile Tecnico Ricerca e Sviluppo di Kalos Agricoltura, dott. agronomo Ferruccio Bergamasco

Per maggiori informazioni ci potete contattare al numero di tel. 0432 909926 oppure via mail a info@kalosgate.com

 

Terreni agricoli: Il suolo, un bene prezioso da non sprecare

Terreni agricoli nel mondo

Terreni agricoli nel mondo

Un terzo dei terreni agricoli del mondo produce beni che non si utilizzano, più nello specifico ben il 28% dei terreni agricoli del mondo produce prodotti che vengono sprecati. Così informa ed avverte l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), che nel 2015 celebra l’Anno Internazionale del Suolo.
“Quali azioni possiamo intraprendere per proteggere i nostri suoli e garantire un futuro sostenibile ed anche  la sicurezza alimentare?” – si domanda questa importanza organizzazione internazionale.
Con una popolazione mondiale in crescita, l’aumento della produzione alimentare, la competenza e consapevolezza verso le risorse della terra e dell’acqua e sull’impatto dei cambiamenti climatici, i suoli sono sottoposti a fortissimi stress. Non utilizzare quasi un terzo degli alimenti prodotti nel mondo significa che le nostre risorse naturali, inclusi i suoli, sono utilizzati in forma indebita, inappropriata, sottolinea la FAO.

La diminuzione della salubrità dei suoli porta ad un aumento dell’uso di molecole di sintesi, per la difesa e per la nutrizione, che, se in eccesso, possono causare inquinamento dei terreni e, in ultima istanza, possono condurre alla perdita della biodiversità dei suoli e delle superfici coltivabili.
Come precisato sopra, si stima che il 28% della terre coltivate producano beni che non vengono utilizzati: durante i processi produttivi si sprecano circa 250.000 metri cubi d’acqua, e l’impronta di carbonio lasciata dagli alimenti prodotti e non consumati è stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di CO2.
Con un 33% di suoli agrari ormai degradati è giunta l’ora di mettere in atto delle soluzioni, conclude la FAO.
Ogni attore, all’interno della catena alimentare, svolge un ruolo importante nella riduzione della quantità di alimenti sprecati, ricorda l’organizzazione delle nazioni Unite. I produttori possono migliorare le tecnologie di raccolta e conservazione per evitare la perdita di alimenti. I  rivenditori di alimenti possono ridurre i prezzi degli ortaggi, apparentemente imperfetti, o donarli, se commestibili, a chi ne ha bisogno. Per ultimo, i responsabili della politica possono migliorare la capacità dei produttori, commercianti e consumatori per frenare lo spreco di alimenti.

Nello stesso tempo, risulta cruciale un cambiamento nei processi di post-raccolta, la revisione delle norme sulle date di scadenza e il lancio di campagne di sensibilizzazione. La riduzione delle discariche, incoraggiando la trasformazione dei residui alimentari idonei in compost e in biogas, è altrettanto fondamentale per migliorare la gestione dei suoli.
Il compostaggio (processo naturale di trasformazione della materia organica con microrganismi in condizioni controllate), di fatto, assume una delle forme più naturali che esistono per apportare validi nutrienti al suolo (azoto, fosforo e potassio) migliorando, nel contempo, la fertilità e aumentando la resistenza dei terreni agli stress come la siccità.

Fonte Agronotizie FAO

Il Fosforo e le interazioni tra le radici e la microflora del terreno

La disponibilità del fosforo dipende in larga parte dalle relazioni che si instaurano tra le radici delle piante e la microflora presente nel terreno.
La maggioranza delle piante, selvatiche e coltivate, sopperisce alla carenza di fosforo promuovendo lo sviluppo di microrganismi capaci di liberare fosforo dal terreno per renderlo, in questo modo, disponibile.

Due sono i modi principali di operare da parte delle piante:

1.    Rilascio nel terreno di zuccheri, acidi semplici e altre sostanze volatili che facilitano e promuovono lo sviluppo di specifici gruppi di batteri e di altri microrganismi i quali, a loro volta, liberano il fosforo organico e minerale presente nel terreno. È questo il caso dei Trichoderma spp., del Pseudomonas fluorescens, del Bacillus Megaterium e di altri microrganismi unicellulari. Ad oggi si conosce ancora poco questo aspetto che non coinvolge solo il fosforo ma tutta la vita della radice nel terreno compresi gli aspetti legati alle resistenze alle malattie. Questa interazione, infatti, sembra più legata alla vita stessa della radice che al suo approvvigionamento in nutrienti e sembra avere un costo altissimo, in termini energetici, per la pianta.

2.    Rilascio nel terreno di sostanze specifiche che attraggono le ife delle micorrize e promuovono o facilitano l’instaurarsi di relazioni simbiotiche allo scopo di scambiarsi dei vantaggi. Le radici forniscono a questi funghi gli elementi nutritivi a loro necessari e in cambio, questi funghi, riforniscono del fosforo necessario le piante. Molto più studiato e conosciuto è questo meccanismo; in effetti, l’interazione tra le radici e le micorrize rappresenta uno degli aspetti più straordinari nella vita dei vegetali superiori.

Micorrize

Micorrize

Le micorrize si dividono in ecto- e endo-micorrize e rappresentano l’insieme delle ife dei vari funghi pluricellulari del terreno. La maggioranza di questi funghi producono corpi fruttiferi che possono essere commestibili o altamente tossici ma raramente patogeni per i vegetali vivi. Nel terreno si nutrono principalmente di materiale in decomposizione portando alla formazione di humus più o meno stabile. Tra i principali funghi ricordiamo i generi Tuber (tartufo), Amanita (ovulo), Boletus (porcino), Macrolepiota (mazza di tamburo), Agaricus (prataiolo), Armillaria (chiodino).
Queste ife vivono in tutti i terreni, ma sono particolarmente diffuse negli ambienti naturali sub-acidi dove riescono a portare a termine i loro cicli. Nei terreni coltivati agricoli, la loro diffusione è molto più ridotta a causa delle lavorazioni e dell’impiego massiccio di prodotti antifungini di sintesi e/o di metalli pesanti. Anche la riduzione del contenuto in sostanza organica a causa delle ossidazioni dovute alle continue lavorazioni, ed anche l’alcalinizzazione dei suoli agricoli dovuti alle concimazioni ureiche porta ad una diminuzione nello sviluppo di questi funghi.
Indipendentemente dalla presenza di queste specie fungine, le piante si attivano per assorbire fosforo emettendo sostanze attrattive verso questi funghi al fine di stabilire con loro una simbiosi mutualistica che garantisce, al fungo, una nutrizione equilibrata e, alle piante, una sufficiente disponibilità di fosforo. È particolarmente interessante notare che le piante micorrizate non accumulano mai fosforo nei vacuoli, dunque, non c’è mai un eccesso di fosforo nella pianta ma neanche una carenza come dimostra il fatto che in un terreno povero di fosforo il contenuto in P2O5 nel citoplasma delle piante micorrizate è 3 – 5 volte superiore rispetto a quelle non micorrizate. Questo significa che il rapporto di collaborazione simbiotica favorisce lo sviluppo di ambedue i simbionti, pianta e fungo, ed entrambi ne traggono un beneficio vitale senza alcuna prevaricazione dell’uno sull’altro.
È stato ampiamente dimostrato che la vita dei funghi delle micorrize non è minimamente influenzato dal tenore in fosforo del terreno. A tal proposito ricerche scientifiche hanno messo in evidenza che contenuti in fosforo 10 volte superiori alle normali dotazioni dei terreni non avevano nessuna influenza sullo sviluppo di questi funghi.

La simbiosi pianta e fungo

La simbiosi pianta e fungo

Dunque, è la pianta che stabilisce una relazione con la micorriza, prima attraendola e poi favorendone la simbiosi attraverso una serie di reazioni biochimiche a livello di membrana cellulare. Quando le due entità si sono unite, inizia uno scambio reciproco di sostanze, un “do ut des”, limitato al fabbisogno di ciascuno dei due. Su come avvenga questo scambio molto deve ancora essere compreso; ad esempio non è chiaro sotto quale forma il fosforo passi dal fungo alla radice e quali e quante siano le sostanze che la pianta cede al fungo in cambio (probabilmente acidi carbossilici, zuccheri e aminoacidi semplici). Di certo si sa che le micorrize sono in grado di assimilare forme di fosforo organico molto complesse e non assimilabili dalle piante come ad esempio la fitina; inoltre posseggano delle fosfatasi molto più forti, in grado cioè di liberare fosforo inorganico insolubile.
Con il loro ampio reticolo, le micorrize esplorano un volume di terreno di gran lunga più grande di quello esplorato dall’apparato radicale, entrando, in questo modo, in contatto con una maggiore quantità di fosforo.
Certe piante, comunque, attivano questa simbiosi anche in terreni ricchi in fosforo, in questo caso per motivi genetici. In altri casi, come nei terreni poveri di sostanza organica, può essere il fungo a cercare la collaborazione con le piante, spesso comportandosi come un patogeno, vedi il genere Armillaria.

Articolo redatto dal dott. Ferruccio Bergamasco, Responsabile tecnico Kalos Agricoltura

Per maggiori informazioni, anche sulla disponibilità dei prodotti a base di Fosforo, potete contattarci allo 0432 909926 o via mail a info@kalosgate.com

Key words
micorriza: associazione mutualistica fra un fungo ed una pianta, localizzata nella rizosfera
simbiosi: associazione fra individui di specie differenti che comporta un vantaggio reciproco

L’importanza del fosforo per l’accrescimento delle piante e la sua relazione con la forma dell’apparato radicale sono state esaminate negli articoli precedenti, che ritrovate ai link seguenti:

Prevenzione della mancanza di Fosforo

Dinamiche dell’assorbimento del Fosforo

Il Fosforo e l’analisi del terreno

Il Fosforo sostanza fondamentale per la pianta